Un enorme "grazie" anche
agli amici e parenti di Pietro
Bianchini che hanno effettuato una generosa raccolta
per onorarne la memoria.
Nei giorni 3,4 e 5 giugno 1997, presso
il Teatro Comunale di Sasso Marconi, si è tenuto il magnifico saggiospettacolo
"Omaggio a Gloria" il cui ricavato è stato devoluto a BolognA1L.
Ringraziamo la Scuola di Danza Endas Ensemble e tutti coloro che hanno partecipato per la
generosa opera a ricordo di Gloria
Barbieri.
Ancora "grazie" a tutti
coloro che hanno aderito al "Quarto
Memorial Sara Bernacchi" tenutosi a Ponte Ronca e
all'amministrazione comunale che ha dimostrato grande sensibilità per la realizzazione
dell'iniziativa.
Dal 19 al 23 novembre siamo stati
presenti alla Mostra Bella - mostra biennale di antiquariato che si è svolta alla Fiera
di Bologna. Un ringraziamento particolare all'ASCOM per l'opportunità offerta.

Un particolare ringraziamento ai
parenti, agli amici ed ai compagni di scuola oltre che a Manuel per la raccolta di fondi
effettuata per onorare la memoria di Patrizia
Giambi.

LA MANO AMICA
Un'importante e significativa lezione
che ho imparato in questi anni dal vivere la realtà di BolognAIL è il fatto che i
volontari, la loro attività, il loro spirito sono l'essenza ed il più grande patrimonio
dell'Associazione che mi onoro di presiedere. Ma chi sono i volontari? Sono persone con
caratteristiche e vissuti differenti fra loro accomunate dal desiderio unificante di
aiutare coloro che soffrono, con spirito disinteressato e con la stessa forte e gratuita
motivazione: nonostante siano tanti individui sono in realtà un'unica "mano
amica".
In un contesto sociale circostante descritto spesso in termini di caduta dei valori, di
individualismo ed egoismo è confortante ed entusiasmante sapere che esiste uno spazio
dove si possono ritrovare valori autentici, dove le differenze interpersonali si traducono
in un'unica risposta di solidarietà.
L'attività dei volontari si esprime in diversi modi, a seconda del tempo che ognuno ha a
disposizione e delle proprie attitudini: raccogliendo fondi e qualsiasi altro genere di
contributi, sensibilizzando conoscenti ed amici per diffondere l'attività dell'
Associazione, aiutando chi è malato.
I volontari sono, quindi il punto di riferimento del percorso di crescita che BolognAIL si
prefigge. Ma per crescere è necessario coordinare energie e potenzialità, scambiarsi
reciprocamente inforn1azioni e proposte.
Per rendere tutto ciò attuabile, per avviare un reale processo di sviluppo giocherà un
ruolo importante la formazione. Essa permetterà di non disperdere questa enorme ricchezza
di ideali e di motivazioni accrescendo l'efficacia della nostra azione.

L'8 novembre siamo stati presenti all'incontro di rugby fra Italia e Sudafrica che si è
tenuto allo stadio Dall'Ara di Bologna. Visto il successo dell'iniziativa l'AIL sarà
nuovamente presente all'incontro Italia vs Irlanda, che si terrà il 20 dicembre prossimo.
Chi acquisterà i biglietti presso BolognAIL contribuirà alla realizzazione degli
obiettivi dell'Associazione.

In occasione della "Peace Run" siamo stati presenti e abbiamo avuto al nostro
stand ospiti illustri come il sindaco di Bologna Walter Vitali e l'assessore all'ambiente
Silvia Zamboni.

Il 21 giugno scorso, in occasione della Giornata Europea contro le Leucemie ed i Linfomi,
i volontari di BolognAIL insieme ai medici ematologi dell'Istituto "Seràgnoli",
hanno svolto una campagna informativa e di divulgazione scientifica rigraudante le
malattie oncoematologiche. In tal modo, diverse persone hanno avuto la possibilità di
avere chiarimenti sul tema.

Ecco il gruppo di volontari che ha partecipato alla manifestazione del 21 giugno scorso a
Cervia. Tutti insieme, i volontari di Forlì-Cesena, di Ravenna e di Bologna, hanno
distribuito gadgets e materiale informativo nell'ambito della regata velica "Una Vela
per la Vita".

Valerio e Meris allo stand delle Associazioni di volontariato alla Festa Provinciale
dell'Unità di Bologna. I volontari di BolognAIL hanno garantito una presenza costante che
ha permesso di contattare tutti coloro che desideravano avere informazioni sull'attività
della nostra Associazione.

L'ASSISTENZA DOMICILIARE
EMATOLOGICA:
UN PRIMO BILANCIO
A distanza di più di sei mesi
dall'inizio (aprile 1997) del servizio di assistenza domiciliare ematologica, possiamo
già tentare un primo bilancio.
Innanzi tutto, possiamo dire che l'intuizione di BolognAIL è stata giusta: c'è una reale
esigenza di un servizio come questo, come dimostra l'atIluenza sempre crescente delle
richieste di intervento. A questo proposito, è stata posta, da parte di alcuni pazienti,
la richiesta più che giustificata, di un intervento medico che possa coprire non solo
(come avviene a tutt'oggi) le ore diurne dei giorni feriali, bensl 24 ore per tutto l'arco
dell'anno, compresi i giorni festivi.
E' del tutto auspicabile che ciò si realizzi il più presto possibile ed un afflusso
crescente di pazienti costituirà lo stimolo migliore per il raggiungimento di questo
obiettivo. La seconda considerazione viene dall'esperienza, più che positiva, data dalla
collaborazione dei Medici di Medicina Generale, che ringraziamo davvero di cuore. Quando
il Generalista e lo Specialista lavorano in sintonia, l'arricchimento umano e culturale è
reciproco, ed il primo a trarne beneficio è il malato!
Ricordiamo infine che l'assistenza domicitiare non è solo medica: siamo certi che,
qualora vi siano delle persone ammalate che hanno bisogno di assistenza o di compagnia, la
risposta dei volontari di BolognAIL non si farà attendere.
Dott. Carlo Finelli


DALL'ALBANIA CON UN SOGNO
Una borsa di studio di BolognAIL a una giovane ematologa di Scutari
A 29 anni, e madre da pochi mesi, ha
fatto una sce difficile: la Dott.ssa Arbana Dizdari, albanese di Scutari, specializzata in
Ematologia a Tirana, ha lasciato la famiglia e il suo paese in guerra per venire in Italia
a fare esperienza all'Istituto Seràgnoli. Una scelta difficile sul piano personale, ma
anche una grande opportunità che la dottoressa Dizdari ha colto al volo quando, nel
maggio scorso, l'AIL di Bologna le ha offerto una borsa di studio per un anno.
Ha lasciato un paese povero, dove la guerra ha reso la situazione ancora più drammatica,
soprattutto quella sanitaria.
In Albania il sangue si vende. E anche adesso, con il nuovo governo, la crisi
politica ed economica non è risolta. "Il sangue scarseggia, non esistono antibiotici
della terza generazione e il trapianto di midollo in Albania è ancora un sogno",
racconta la dottoressa Dizdari. Al centro ospedaliero di Tirana c'è un reparto di
Ematologia, l'unico in tutto il paese, con trenta letti, sempre pieni: "Ci sono stati
dei momenti in cui mancavano anche le lenzuola, ma soprattutto abbiamo molte difficoltà a
fare la chemioterapia intensiva perchè non siamo in grado di dare al paziente il supporto
dell'antibioticoterapia. Manca anche il supporto trasfusionale. In Albania il sangue si
vende, i donatori non sono volontari come in Italia, e lo Stato non ha soldi". E
quando il sangue scarseggia bisogna risparmiare il più possibile: "Noi teniamo i
pazienti con l'emoglobina a 7 mentre qui si mantiene su un valore di 9-10".
Bologna è un ritorno. Allora, anche se è dura stare lontano da casa, la
dottoressa Dizdari si è imbarcata a Durazzo per tornare a Bologna, dopo il primo stage di
tre mesi che aveva frequentato due anni fa all'lstituto Seràgnoli. "Qui ho scoperto
il volontariato, che in Albania non esiste, qui sto imparando come si usano alcuni farmaci
di cui finora avevo solo potuto leggere qualcosa sui pochi libri a disposizione e posso
vedere molte cose interessanti in laboratorio. Dal Prof. Tura e dagli altri medici sto
imparando anche il modo di comunicare con i pazienti e l'organizzazione di un Istituto
come questo". Con i suoi fondi, BolognAIL le ha offerto la possibilità di
aggiornarsi sulle tecniche e le terapie più recenti, un patrimonio scientifico che la
dottoressa Dizdari fra pochi mesi metterà al servizio del proprio Paese.
Il sogno. "Al mio ritorno cercherò, pur con i pochi mezzi a disposizione,
di applicare tutto quello che ho imparato. Proverò a far fare qualche passo avanti al mio
Paese in questo campo e forse, un poco alla volta, riusciremo anche noi ad avere un
separatore cellulare". Lo speriamo anche noi. Come tutti i malati dell'Ospedale di
Tirana che aspettano il trapianto di midollo osseo.


L'ANGOLO SCIENTIFICO
LA TERAPIA CELLULARE
Il concetto che le cellule emopoietiche possono
rappresentare un'arma terapeutica importante nella lotta contro le neoplasie e per la
correzione di difetti genetici che coinvolgono il metabolismo delle cellule del sangue,
sta diffondendosi rapidamente nella comunità scientifica. Gli anni '90 sono
caratterizzati da una rivoluzione biotecnologica che, attraverso l'uso di fattori di
crescita e di differenziazione emopoietici, ha permesso la produzione, in vitro, di
cellule emopoietiche che possono essere ulteriormente manipolate, ad esempio mediante
l'inserzione di geni.
La terapia cellulare include l'uso di cellule staminali emopoietiche per coprire il
periodo di aplasia midollare successivo alle terapie antitumorali mieloablative; la
separazione di alcune popolazioni cellulari per modulare i fenomeni di rigetto del
trapianto allogenico da parte del ricevente e manipolare la capacità delle cellule del
donatore di aggredire i tessuti normali (malattia del trapianto contro lì ospite GVHD) o
neoplastici (GVL); programmi di terapia genica, associati o meno all'espansione in vitro
delle cellule staminali; deplezione di cellule tumorali contaminanti le raccolte di
cellule emopoietiche prima della reinfusione nel paziente neoplastico. Nonostante tutti
questi approcci terapeutici necessitino di conferme cliniche, alcuni importanti risultati
sono già stati raggiunti. Ad esempio è ora possibile effettuare trapianti di cellule
stan1inali emopoietiche da donatori allogenici non compatibili grazie alla selettiva
deplezione delle cellule linfoidi T dall'inoculo ed all'aggiunta di una grande quantità
di cellule staminali del sangue periferico.
Inoltre, vi è ora l'opportunità di reinfondere cellule staminali autologhe virtualmente
"pure" cioè senza la presenza di elementi emopoietici maturi, che sono
inilevanti da un punto di vista clinico, e cellule neoplastiche contaminanti. Tale
obiettivo si ottiene utilizzando anticorpi monoclonali diretti verso l'antigene CD34
presente sulla superficie cellulare delle cellule staminali e, quindi, separando le
cellule positive da quelle non esprimenti la proteina mediante campi magnetici o legami
chimici. I prossimi anni si prospettano molto eccitanti per la possibilità di manipolare
il sistema emopoietico con l'obiettivo di fornire terapie sempre più efficaci al paziente
ematologico.
Dott. Roberto M. Lemoli

IL TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO
ALLOGENICO DA DONATORE NON CORRELATO
Il trapianto di midollo osseo da donatore famigliare
compatiblle può curare e guarire numerose malattie ematologiche, neoplastiche e non; la
compatibilità per il trapianto di midollo osseo è un problema molto più complesso
rispetto alla compatibilità, ad esempio, per le trasfusioni di sangue: è noto a tutti
come i "gruppi sanguigni" siano in numero limitato e come sia abbastanza agevole
trovare donatori di globuli rossi o piastrine compatibili anche al di fuori dell'ambito
famigliare (quasi tutte le trasfusioni di sangue vengono fatte grazie alla generosa
donazione di persone che non hanno rapporti di parentela con il ricevente ). Al contrario,
le combinazioni possibili degli antigeni di istocompatibllità (analoghi dei gruppi
sanguigni) che ci fanno definire la compatibilità del donatore di midollo osseo con il
ricevente sono numerosissime (molti milioni) e la possibilità di trovare un donatore sino
a pochi anni orsono era confinata al solo ambito famigliare; infatti, fratelli e sorelle
ereditano a grossi "blocchi" gli antigeni di istocompatibilità dai genitori,
con probabilità di reperire un donatore più elevata in rapporto al numero di fratelli e
sorelle (25% in presenza di un fratello, 50% con 2 fratelli sino al teorico 100% in
presenza di 4 o più fratelli). E' noto però che la natalità nel mondo occidentale si è
ridotta progressivamente negli ultimi 20 anni e attualmente il numero medio di figli nella
famiglia italiana si colloca tra 1 e 2. Questa scarsità di donatori famigliari ha
limitato una più ampia diffusione del trapianto da donatore familiare. Nella prima metà
degli anni '80 in Gran Bretagna è sorta la prima banca di donatori di midollo osseo
volontari, non famigliari, intitotala ad un bimbo emopatico, Anthony Nolan, che non aveva
vinto la sua battaglia contro la leucemia per assenza di un donatore famigliare
compatibile: la Fondazione Anthony Nolan , ha aperto la strada al trapianto di midollo
osseo da donatore volontario non imparentato con il paziente (VUD - Volunteer Unrelated
Donor - secondo l'acronimo anglosassone ). Tipizzando (cioè, definendo gli "antigeni
di istocompatibilità") di un numero molto elevato di donatori (attualmente nel mondo
sono oltre 3 milioni) è ora possibile individuare un donatore compatibile per circa il
50-60% dei pazienti: esiste quindi per 56 pazienti su 10 nel mondo quello che possiamo
definire un "fratello di midollo osseo" al quale il caso ha attribuito gli
stessi antigeni di istocompatibilità del paziente.
Le banche dei donatori di midollo osseo sono state istituite su base nazionale: in Italia
il registro è denominato IBMDR - Italian Bone Marrow Donor Registry - ed ha sede a Genova
presso l'Ospedale di Galliera. Le banche nazionali sono collegate fra loro tramite una
rete informatica: ad un iniziale scambio di informazioni on line fa seguito l'invio di
campioni di sangue per definire ulteriormente la compatibilità.
Infine, la donazione di midollo osseo: mentre il paziente riceve le terapie necessarie per
guarire la leucemia, il donatore viene sottoposto alla raccolta del midollo osseo. In
anestesia generale (circa 1 ora) viene prelevato il midollo osseo dalle ossa del bacino e
subito inviato al Centro trapianti (che può essere a migliaia di chilometri di distanza)
ove viene trapiantato nel paziente. La procedura di raccolta è sicura e non sono mai
stati segnalati nel mondo problemi clinici importanti nel breve e lungo periodo per il
donatore. Nel mondo al 14/4/1997 i donatori tipizzati sono 3.851.060, in Italia 184.427.
Sino ad oggi, 290 pazienti italiani sono giunti al trapianto, in 121 casi con donatore
italiano e in 169 casi con donatore straniero. L'analisi di questi dati numerici ci
permette di sottolineare quanto sia più alta la probabilità di trovare un donatore
italiano nell'ambito di un registro italiano, considerata la grande sproporzione esistente
tra il registro italiano e quello mondiale. Infatti, nell'ambito di popolazioni che hanno
comuni radici genetiche, la ricerca di un donatore può essere effettuata più facilmente
nell'ambito di un registro di taglia più piccola. E' importante quindi che le
associazioni di volontariato che orbitano nel campo delle malattie ematologiche (AIL, ADMO
e Associazioni di donatori di sangue) operino anche per favorire la conoscenza di questi
dati con l'intento di incrementare il numero di donatori.
Nel 1997 il trapianto da donatore non famigliare è una realtà terapeutica: dopo anni
iniziali, pionieristici, nei quali i risultati erano piuttosto deludenti, la miglior
selezione dei donatori e le affinate tecniche di definizione della compatibilità stanno
avvicinando sempre più i risultati a lungo termine del trapianto da donatore non
correlato a quelli del trapianto da donatore famigliare.
Dott. Gianantonio Rosti

L'ANGOLO DELLA POSTA
Vi scrivo in un momento di grande
incertezza e di sconforto. Sono un paziente dell'Istituto Seràgnoli, ho quasi 50 anni e
la mia storia è iniziata quando, circa un anno fa, mi è stata diagnosticato un linfoma
non Hodgkin.
Il medico ematologo da cui sono seguito mi ha detto che non devo sottopormi ad alcuna curo
fino a che e solo nel caso in cui la malattia si renda manifesta.
Questo stato di attesa mi terrorizza e, sebbene cerchi di fare riferimento a tutte le
risorse di raziocinio di cui sono capace, non riesco a vivere con questa "spada di
Damocle" sulla testa.
Per questo mi sono rivolto ad altri medici. Ho sentito pareri diversi e discordanti fro
loro. Ho cercato di documentarmi sulla malattia e, pur non avendo competenze mediche, ho
letto testi specifici sull'argomento. Ora non so più cosa fare. Non so più chi abbia
ragione o meno. Per questo vi chiedo di aiutarmi.
Vincenzo A.
Prima di poter dare una risposta
definitiva relativamente all'approccio terapeutico è importante definire in maniera
accurata alcuni punti. Prima di tutto, è indispensabile avere una diagnosi più specifica
del tipo istologico di linfoma poi che la diagnosi di linfoma non Hodgkin è molto
generica; a questo proposito, dalle informazioni descritte sembrerebbe trattarsi di un
linfoma a basso grado di aggressività o indolente.
Se fosse un linfoma a basso grado (previa conferma del preparato istologico) diventa molto
importante conoscere lo stadio della malattia e quindi la sua diffusione per poter
decidere un approccio terapeutico specifico; infatti si può passare da un trattamento
esclusivamente radioterapico locoregionale per una malattia localizzata ad una
chemioterapia nel caso di una malattia sistemica.
In ultima analisi, la scelta dell'eventuale approccio chemioterapico deve tenere conto
delle condizioni generali del paziente, dell'età e della presenza di eventuali fattori
clinicobiologici correlati alla malattia per poter indirizzare il paziente a: 1) una fase
di osservazione stretta della malattia senza trattare il paziente ed iniziando la
chemioterapia solo in caso di evidente progressione; 2) una chemioterapia convenzionale;
3) una chemioterapia aggressiva seguita da terapia sovramassimale con trapianto di midollo
osseo o cellule staminali da sangue periferico.
Dr. Pier Luigi Zinzani
La mia attività all'interno di
BolognAIL è iniziata in un primo tempo perchè ero stata colpita personalmente ma è,
poi, continuata perchè ne sentivo il bisogno, avevo bisogno di rendermi utile al
prossimo. Devo essere sincera: pensavo di trovare un ambiente difficile, difficile in
quanto triste. Invece, ho trovato gente che ha sempre il sorriso sulle labbra e voglia di
fare... Non da molto tempo sono volontaria, circa da un anno e mezzo ma sono cambiate
così tante cose davanti a me che la voglia di andare avanti è sempre più forte. Mi
sento bene, ho visto che quel poco tempo della mia vita che dedico a queste attività
serve, ho visto tanti risultati e sono anche questi che mi fanno, o per meglio dire, ci
fanno andare avanti con sempre più spinta.
Un'ultima osservazione rivolta a BolognAIL riguarda i volontari: al di là delle attività
è anche il gruppo che dà soddisfazioni. La gente è bella, semplice e sempre
disponibile. Ci tenevo che la gente sapesse cosa penso del gruppo con il quale ho deciso
di collaborare. Un saluto.
Annalisa
