dic-1999.gif (7426 byte)

SPERANZA E RICERCA BINOMIO INSCINDIBILE

"È dalla ricerca che proviene la speranza". Affermazione, questa, che si sente spesso fare alla televisione o che. di sovente si legge sui giornali. Descritta con molteplici espressioni, come il motore che sospinge una macchina, l'idea che la ricerca è indispensabile, inizia ad attecchire nell'immaginario collettivo.
D'altra parte, ripensando a tutte le volte che ho sentito dire alla componente scientifica dell'Istituto Seragnoli che la ricerca produce effetti su tutta la nostra attività medica, infermieristica e tecnica, non posso che essere in accordo con quanto viene detto.
È un'attività meticolosa ed impegnativa che, condotta per periodi molto lunghi, consente progressivi passi verso la conoscenza totale delle malattie. Affinchè la leucemia diventi un male sempre più guaribile è necessario un intenso lavoro di equipe; confortato dal pensiero che comunque fino ad ora molto è stato già fatto, mi sono ripetuto che ciò che di più utile la gente comune può fare, è aiutare chi, quotidianamente tra le mura di un laboratorio di ricerca, è in prima linea per debellare la malattia.
La nostra Associazione coerentemente con la propria missione (in primo luogo incentivazione della ricerca scientifica ed assistenza sanitaria) non poteva che accogliere la richiesta del professor Tura, fondatore dell'Istituto "Seràgnoli", di uno speciale laboratorio "di massima sicurezza per la terapia genica" totalmente sterile, il cui costo è di L. 300 milioni.
Questo laboratorio consentirebbe ai ricercatori di intervenire sui geni che, avendo subito un'alterazione, causano la leucemia. In risposta a questa esigenza BolognAIL ha pensato di intraprendere una nuova iniziativa di raccolta fondi che consiste in una campagna di sensibilizzazione alla donazione, effettuata mediante la spedizione di diverse tipologie di lettere (mailing).
Un'iniziativa semplice, che permette però di rendere tutti coloro che lo desiderano protagonisti di un'interessante scommessa: dare i mezzi adeguati ai ricercatori per perseguire la nostra importante missione. La nostra Associazione ha deciso di inviare oltre 23.000 lettere a Bologna e provincia. Alla prima fase, quella della pianificazione della campagna, è seguita l'attuazione vera e propria: la realizzazione delle lettere ed infine la loro spedizione. Sono state preparate otto differenti lettere per altrettante categorie di individui, nelle quali si chiede di partecipare al progetto già descritto ed, in alcuni casi, di ospitare presso i propri esercizi commerciali una cassetta per raccogliere i contributi a favore di BolognAIL. Dall'avvio dellla campagna di mailing (prima settimana di ottobre) ad oggi, abbiamo già molti nuovi amici.
Sono oltre duecento le persone che, rispondendo al nostro appello, sono disposte ad accogliere una cassetta per le offerte presso i propri negozi, così da mettere in moto un cospicuo numero di volontari che dovrebbero curare il rapporto con questi sostenitori.
Con l'avvicinarsi del Natale, periodo nel quale la gente è maggiormente disposta a donare, il risultato della nostra operazione dovrebbe quindi avvicinarsi all'obiettivo stabilito. Anche se potrebbe essere necessario integrare questa azione con altre manifestazioni finalizzate ad ottenere risorse aggiuntive, vorrei sottolineare che l'operazione in essere, in base ai risultati attualmente conseguiti, già al momento rappresenta un successo. Da questa particolare modalità di raccolta fondi, attuata per la prima volta in questi giorni da BolognAIL, stanno giungendo, infatti, risposte soddisfacenti. Oltre alle numerose segnalazioni per ospitare le cassette per le offerte anche il fronte delle libere donazioni sta fornendo indicazioni incoraggianti: già più di cento persone hanno dato il loro contributo, ma l'obiettivo dei 300 milioni è ancora una meta da raggiungere.
Con l'avvicinarsi del Natale, non posso non ricordare che, dal 10 al 12 dicembre, i nostri volonatri saranno presenti nelle vie e piazze di Bologna e provincia per distribuire, come ogni anno, le Stelle di Natale. I fondi raccolti concorreranno a rendere più rapida la realizzazione del laboratorio di ricerca.

Dr. Achille Contedini

PERCHE' IL SISTEMA IMMUNITARIO
NON IMPEDISCE L'INSORGENZA DEI TUMORI?

Il nostro organismo utilizza il proprio sistema immunitario per cercare di risolvere tutte le possibili cause di infiammazione dei singoli tessuti, prime tra tutte le infezioni.
Ciò è reso possibile da cellule immunocompetenti che circolano nel sangue periferico e che abitano preferenzialmente negli organi linfoidi. In tali sedi avviene, infatti, l'incontro tra cellule specializzate a captare le molecole estranee all'organismo, che chiamano antigeni, e poi a presentarle ai linfociti, cioe a quelle cellule che si attivano e proliferano nella risposta immune allo scopo di eliminare la causa nociva.
Questo apparato immunologico, che in realtà è molto complesso sia per le numerose cellule che vengono in contatto, sia per le diverse sostanze solubili prodotte dalle cellule stesse, chiamate citochine, che rendono possibile l'attivazione di ogni fase della risposta immune, ci si chiede se possa contribuire, in alcuni casi, anche a contrastare lo sviluppo di neoplasie. Sulla base di queste premesse molti ricercatori hanno intrapreso studi in-vitro e in-vivo in modelli animali e, nel corso degli anni, parallelamente alle nuove scoperte sui meccanismi che regolano la risposta immunitaria, si sono identificati anche diversi modi, illustrati brevemente di seguito, con cui la cellula tumorale riesce ad evadere il controllo del sistema immuntario. È possibile che le cellule neoplastiche manchino in superficie di molecole associate in maniera specifica al tumore, e quindi non vi sia un antigene tumorale specifico che scateni la risposta linfocitaria.
Questo è un esempio in cui la cellula tumorale, nonostante abbia un antigene specifico, manchi di altri recettori necessari per fornire l'ulteriore stimolo ai linfociti, detto costimolo, indispensabile perchè svolgano la loro funzione. In questo seeondo esempio il sistema immune è come paralizzato verso il tumore, tollerandolo senza poter rispondere. Un'ultima eventualità è quella in cui sulle cellele tumorali vi sia una grande qualità di particolari recettori che hanno la funzione di legare i linfociti mandando loro, purtroppo, un segnale che innesca un meccanismo di apoptosi, vale a dire di autodistruzione. In questo terzo caso il sistema immune è messo fuori gioco dal tumore stesso.

Negli ultimi anni la ricerca immunologica ha definito diverse strategie potenzialmente efficaci nel contrastare i sitemi adottati dalle cellule tumorali per sfuggire il controllo immune, e alcune di queste hanno già avuto un'iniziale applicazione clinica. Tra queste strategie vi è quella di purificare un antigene specifico del tumore e di combinarlo ad altre sostanze di cui è nota la capacità di stimolare la risposta immune.
Somministrando a un paziente questa combinazione si cerca, quindi, di attivare una potente risposta immunologica contro l'antigene presente sulle cellule tumorali.
Un esempio di questo metodo è quello applicato recentemente negli USA in pazienti affetti da linfoma follicolare, e che ha portato ad un iniziale buon risultato.
Altre strategie includono quella di inserire l'antigene tumorale in cellule deputate esclusivamente a presentare antigeni a linfociti, cosiddette cellule dendritiche, che possono essere generate in grande numero in-vitro e, una volta munite dell'antigene tumorale, infuse nel paziente con lo scopo di ovviare all'incapacità della cellula tumorale stessa di stimolare in modo efficace e linfociti o di introdurre questi ultimi. Un valido aiuto a questo tipo di manovra sarà fornito dalla possibilità di ingegnerizzare le cellule dendritiche, o le stesse cellule tumorali, modificandone il DNA o l'RNA, cioè il corredo genetico, affinchè acquisiscano in superficie il maggior numero possibile di "strumenti' utili all'attivazione specifica del sistema immunitario. Nonostante tutto questo sia ancora oggetto soprattutto della ricerca sperimentale, alcune preliminari esperienze cliniche inducono a pensare che sia presto possibile utilizzare, insieme alle armi terapeutiche antitumorali chemioterapeutiche, anche armi immuno-biologiche che siano in grado di colpire in modo specifico solo le cellule tumorali e che possono essere efficaci in situazioni di una piccola malattia tumorale residua.

Dott. Damiano Rondelli

SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ANTI-TUMORE

BOLOGNA - Verrà sperimentato all'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Lorenzo e Ariosto Seràgnoli" di Bologna il primo vaccino anti-tumore elaborato in America dall'equipe del professor Larry Qwak che potrebbe concretizzare tante speranze mai sopite nella cura delle neoplasie. L'Istituto fondato e diretto dal Professor Sante Tura, che fa parte del Policlinico Universitario "S. Orsola", potrebbe diventare il centro pilota per il trattamento della malattia. Fino a questo momento il nuovo preparato, sul quale i medici statunitensi sono al lavoro dal 1994 a Bethesda nell'Istituto per la ricerca sul cancro, si è dimostrato particolarmente efficace nel favorire la cura del "linfoma follicolare': patologia che prima di questa scoperta portava alla morte sicura entro un periodo dagli otto ai dieci anni e che colpiva soprattutto gli anziani, anche se adesso grazie alla diagnosi precoce è possibile individuarlo anche fra i più giovani. Una malattia che negli ultimi anni ha fatto registrare un costante, anche se ancora inspiegabile, aumento (dai 2,9 nuovi casi all'anno ogni 100 mila abitanti negli anni '80 ai 3,4 attuali). Il vaccino, ricavato da una proteina specifica estratta dal tumore e associata a quella di un mollusco presente nell'Oceano Pacifico, fino a questo momento ha prodotto risultati decisamente confortanti: tanto che i 35 pazienti sui quali è stato sperimentato hanno risposto positivamente nel 73 per cento dei casi, con scomparsa delle cellule tumorali e nessuna ricaduta per i successivi cinque anni. Per arrivare a questi risultati gli ammalati coinvolti nello studio dell'equipe del centro di Bethesda sono stati sottoposti prima ad una robusta chemioterapia per un periodo di sei mesi e successivamente vaccinati con un'iniezione al mese per quattro mesi, alle quali si è aggiunto un richiamo a distanza di un altro mese. Grazie ad una tecnica molto fine di biologia molecolare è stato possibile verificare l'assenza di cellule tumorali nel sangue dei tre quarti degli ammalati coinvolti nello studio. La totale diversità tra la specie umana e quella che vive nelle profondità del Pacifico fa sì che l'inserimento nell'organismo della proteina ricavata dal mollusco, che si va a depositare sulle cellule tumorali, scateni la reazione del sistema immunitario del paziente che, anche se particolarmente depresso, riconosce immediatamente il nuovo "intruso" dal quale viene letteralmente pilotato verso le residue cellule colpite dal male che, in questo modo, e in grado di individuare e distruggere.
Il compito dei ricercatori è, a questo punto, riuscire ad individuare un vaccino che possa rivelarsi efficace per tutti i tipi di tumore anche se la condizione i indispensabile è che si trovi un elemento che accomuni tutte le neoplasie. Più ragionevolmente la sperimentazione in predicato di iniziare al "Seràgnoli": dopo l'approvazione del Comitato Etico del Policlinico S. Orsola-Malpighi, permetterà a medici e ricercatori italiani di avere un punto di osservazione unico sulla frontiera più avanzata dei ritrovati nella lotta contro i tumori.
Anche se è bene attendere con prudenza nuovi risultati e ulteriori conferme prima di lasciarsi andare a speranze che potrebbero rivelarsi illusorie per i tanti amnialati e per le loro famiglie.
Il sentiero comunque è tracciato: agli ematologi del "S.Orsola" il compito di eludere le insidie più grandi.



Nelle foto dove verrà allestito il laboratorio per la sperimentazione del nuovo vaccino che,
unico caso in Europa, verrà ospitata al "Seràgnoli".

LA TERAPIA CELLULARE E LA TERAPIA GENICA DEI TUMORI:
IL FUTURO SI FA PRESENTE

La trasformazione della cellula in senso tumorale deriva da alterazioni geniche che spesso si accompagnano ad alterazioni cellulari che possono essere riconosciute dal sistema immunitario come "estranee" e come tali "combattute". Ad esempio, la Leucemia Mieloide Cronica è caratterizzata a livello del DNA dalla reciproca traslocazione di due cromosomi, il cromosoma 9 ed il cromosoma 22, con la creazione di un nuovo cromosoma "ibrido" (cromosoma di Filadelfia) che contiene le informazioni per produrre una nuova proteina (P210) che può essere il bersaglio del sistema immunitario. Esempi come questo sono innumerevoli ed attualmente un numero sempre maggiore di tumori ematologici e non, viene identificato sulla base delle proprie alterazioni del DNA e dei prodotti di tali geni (antigeni). Scopo della terapia genica è quello di sviluppare prodotti che siano mirati verso l'alterazione genetica che causa il tumore; mirando quindi molto selettivamente verso la cellula neoplastica risparmiando le cellule sane che non esprimono l'alterazione genetica. Un altro approccio è quello di stimolare il sistema immunitario a "riconoscere" efficacemente gli antigeni tumorali e ad "uccidere" solo ed esclusivamente le cellule neoplastiche che presentano tali proteine. Purtroppo, il nostro sistema immunitario spesso non riesce a contrastare efficacemente il tumore che alla lunga prende il sopravvento. La stimolazione delle cellule immunitarie, linfociti- T e B, che possono riconoscere come "estraneo" il tumore ed eliminarlo rappresenta una forma di terapia cellulare. Abbiamo quindi due nuove strategie terapeutiche anti-tumorali che sono accomunate dal tentativo di colpire molto selettivamente le "differenze" che esistono fra la cellula neoplastica e la cellula sana, sia a livello del DNA sia a quello antigenico.
Un esempio concreto di terapia genica è quello rappresentato dall'uso di "oligonucleotidi anti-senso" cioè sequenze di RNA che si legano, inattivandolo, all'RNA messaggero della cellula tumorale. L'RNA messaggero è quella sequenza che permette di trasferire le informazioni contenute nel DNA all'apparato di produzione della cellula (ribosomi) per costruire le proteine.
Gli "oligonucleotidi anti-senso" diretti verso I'RNA del cromosoma di Filadelfia si sono dimostrati capaci di inibire la crescita tumorale nel caso della Leucemia Mieloide Cronica senza interferire con le cellule normali. Un esempio di terapia cellulare è rappresentato dalla infusione di linfociti-T del donatore, a pazienti con leucemia acuta o cronica che abbiano una ricaduta della malattia dopo il trapianto di cellule staminali emopoietiche. In tal caso le cellule del sistema immunitario tendono a distruggere in maniera abbastanza selettiva le cellule leucemiche riportando, spesso, il paziente allo stato di remissione completa.
Questi esempi lasciano intravedere un futuro molto promettente per la ricerca di terapie sempre più selettive per combattere i tumori. Purtroppo, terapie molto sofisticate richiedono attrezzature altrettanto sofisticate e molto costose. In particolare, la preparazione di popolazioni cellulari (come i linfociti-T anti tumorali) per uso clinico o la manipolazione genica delle cellule tumorali devono essere eseguite in laboratori altamente specializzati, "laboratori di massima sicurezzà' come vengono definiti, ad uso esclusivo di equipe di ricercatori molto specializzati. I normali laboratori di ricerca non sono sufficienti in quanto non garantiscono che le cellule, che poi verranno utilizzate nel paziente, non siano contaminate da batteri e virus o che gli operatori stessi operino nelle condizioni di massima tranquillità. La disponibilità di "laboratori di massima sicurezza" permette di trasferire alla pratica clinica tutte le innovazioni che la ricerca nel campo della terapia cellulare e della terapia genica, ci mette a disposizione alle soglie dell'anno 2000.
La costruzione di un "laboratorio di massima sicurezza è prevista all'Istituto "Seràgnoli" per avviare alcuni progetti di terapia cellulare e genica. In particolare, il primo scopo che ci prefiggiamo è quello di indurre una risposta immunitaria tumore-specifica diretta verso alcuni antigeni espressi esclusivamente dalle cellule di linfoma non-Hodgkin e di Mieloma Multiplo. Questa strategia, che rappresenterebbe il primo esempio di "vaccinazione" cellulare anti-tumorale in Italia, prevede la raccolta di cellule immunitarie dal sangue periferico del paziente stesso. Tali cellule (cellule dendritiche) vengono "espanse" in laboratorio attraverso l'uso di opportuni fattori di crescita e contemporaneamente "educate" a riconoscere il tumore. Le cellule dendritiche, una volte reinfuse nel paziente, stimoleranno a loro volta i linfociti-T ad uccidere selettivamente le cellule tumorali contro le quali sono state "addestrate". In questo ambito la disponibilità di un "laboratorio di massima sicurezza" debitamente attrezzato è indispensabile per la espansione ex-vivo delle cellule dendritiche.
Possiamo quindi dire che in questi anni la ricerca scientifica nella lotta contro il cancro ha compiuto enormi progressi. È arrivato il momento di permettere che tali progressi si traducano in effettivi benefici clinici per i pazienti oncologici. La terapia genica e la terapia cellulare sono due nuove opportunità per migliorare ulteriormente le possibilità di cura dei nostri pazienti.

Dott. Roberto M. Lemoli

SERVIZIO DI ACCOGLIENZA:
IL BILANCIO DI UN ANNO DI LAVORO

Uno degli obiettivi di una società che vuole definirsi civile è sicuramente quello di adoperarsi per migliorare la qualità della vita, e questo vale soprattutto per i servizi che vengono forniti alle persone ammalate. Un contributo importante in tale direzione, dando concretezza al principio di sussidiarietà tra pubblico e privato, può venire dal mondo dd volontariato, dalle sue iniziative e dalla sua creatività. Con una bella intuizione si è colta l'occasione dell'avvio della nuova struttura dell'Istituto "Seràgnoli" per dare vita ad un punto di accoglienza AIL all'interno dell'Istituto stesso.
In questo modo si è dotata I'Associazione di un momento di contatto diretto e continuo con i problemi dei malati, creando le basi per fornire una possibile risposta. Siamo otto volontari, presto dieci, che si alternano, dal lunedì al venerdi, dalle 08.00 alle 12.00, al banco "Informazioni AIL" che si trova, nella portineria dell'Istituto; lavoriamo in piena collaborazione con Silvia e Monica dell' AIL ed abbiamo instaurato un ottimo rapporto con tutto il personale dell'Istituto.
All'inizio (ottobre 1998) fornivamo soprattutto informazioni sull'attività dell'Associazione e qualche indicazione amministrativa ma, ben presto, attraverso una maggiore consapevolezza del nostro ruolo ed una maggiore conoscenza delle possibili esigenze, siamo stati quasi travolti dalle richieste. Queste ultime unite alla voglia, nostra e di tutta l'AIL, di dare concrete risposte, sono state il filo conduttore per le scelte che ci hanno portato ad allargare la lista delle cose fatte e di quelle da fare. Come Gruppo dell'Accoglienza, il tentativo è quello, attraverso un atteggiamento di dialogo e di disponibilità, di riuscire a rendere più amichevole e più facile da fruire l'ambiente ospedaliero alle persone che entrano al "Seràgnoli". Infatti, senza sostituirci al personale dell'Istituto, aiutiamo i pazienti a districarsi tra pratiche, spazi, Day Hospital e quant'altro è necessario. Obiettivo è anche quello di fare conoscere l'Associazione, promuovere le sue iniziative e le possibilità cile essa può offrire, in primo luogo, il servizio di assistenza domiciliare. Abbiamo istituito e gestiamo il servizio di biblioteca e videoteca a favore dei degenti. Infatti, grazie ad una convenzione con la biblioteca del Cral Telecom di Bologna, con cadenza settimanale, possiamo fornire libri e video mediante un ricco catalogo di titoli; ci siamo anche dotati, con il contributo di tutti i volontari, di una minivideoteca, di più rapida gestione. Abbiamo in essere, sempre per i degenti, il servizio giornaliero di consegna dei quotidiani e, settimanalmente, la distribuzione di riviste. In caso di necessità, facciamo da tramite per il servizio di lavanderia; siamo sempre disponibili per piccole commissioni; diamo informazioni, soprattutto ai familiari, sui trasporti (treni, bus) e sulle possibilità di ristorazione; inoltre, su richiesta, forniamo prime indicazioni su come affrontare i problemi legati al rapporto di lavoro che, a causa della malattia, spesso viene sospeso o interrotto.
Il continuo contatto con i pazienti e con i loro familiari ci ha "imposto" di affrontare problemi che all'inizio non erano alla nostra attenzione, e cosi è nato l'allargamento del servizio monitor anche alla domenica per il Reparto Bcm; la collaborazione con Cotabo per facilitare il trasporto ai pazienti degli ambulatori e del Day Hospital, qualche volta facciamo noi stessi gli accompagnatori. Abbiamo poi affrontato un lungo e faticoso lavoro di conoscenza ed informazione sulle possibilità di alloggio, problema particolarmente grave a Bologna e molto sentito dai pazienti e dai loro farniliari. Tale iniziativa, per i risvolti complessi del problema, non si può dire certo conclusa. Per ultimo vogliamo sottolineare il tema dell'assistenza diretta agli ammalati, questa sarà la nuova frontiera della presenza dei volontari all'interno dell'Istituto. Varie esperienze sono state fatte e tutte hanno dimostrato, la validità, anzi, la necessità di questa presenza ma anche quali e quanti problemi essa pone ai volontari e all'Associazione: dall'allargamento del numero dei volontari disponibili, alla loro formazione, all'ulteriore affinamento del rapporto con il personale dell'Istituto. Abbiamo cercato brevemente di evidenziare Io spirito, la volontà ed i risultati del lavoro svolto da tutti noi grazie al punto di accoglienza: quello che desideriamo ribadire è l'estrema ricchezza di questa esperienza, nata per volontà dell'Associazione, poi via via alimentata dalle sollecitazioni che vengono dalle persone che si rivolgono a noi.
Ad alcuni problemi siamo riusciti a dare una risposta, alla soluzione di altri solo un primo contributo; in tutti i casi e nel limite delle nostre possibilità, ci siamo preoccupati di non dimenticare nessuno.

CRAL
Era da un po' di tempo, soprattutto dopo l'avvio del servizio di accoglienza, che noi volontari di Bologna AIL eravamo alla ricerca di idee sul come contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni di degenza.
Tra le varie opportunità abbiamo pensato a realizzare anche una biblioteca, anzi a cercare un partner tra chi i libri li aveva già, e per istituire un servizio di biblioteca, e videoteca. Siamo partiti dalla convinzione che un buon libro, cosi come un buon film, sia sempre un bell'amico, in più anche un fedele compagno nei momenti di isolamento a cui costringono le terapie. In quei giorni era attiva una collaborazione con il Cral Telecom per una campagna di informazione sulle iniziative di BolognaAIL ed una raccolta di fondi. Ci è sembrato naturale cosi rivolgerci ai consiglieri ed ai volontari del Cral per vedere come realizzare insieme il servizio. La disponibilità è stata immediata e convinta. Cosi nell'ottobre '98 è partito il servizio biblioteca, che a tutt' oggi ha distribuito decine e decine di libri e video tra i pazienti del "Seràgnoli". Voglio solo aggiungere che durante le nostre attività all'interno dell'Istituto riceviamo spesso attestati di simpatia e di questo voglio rendere partecipi gli amici del Cral Telecom, che hanno un ruolo importante nel lavoro che svolgiamo. Quando assieme al socio Valerio Brini ci venne l'idea di trovare una maniera affinchè anche i degenti seguiti con tanta passione dal volontari di BolognaAlL potessero usufruire della bibliotecalvideoteca dd Cral Telecom di Bologna, l'unico problema che non ci ponemmo fu quale sarebbe stata la risposta delle socie pensionate che, in assoluto VOlontariato, gestiscono la distribuzione dei libri e dei video. Non ci ponemmo il problema perchè sapevamo che la squadra di colleghe, capitanata da Maria Luisa Bencivenni, amava i libri e faceva di tutto per diffondere ed incrementare la lettura, ed infatti la risposta fu, come al solito, entusiasta e costruttiva.
Come Cral non potevamo e non potevamo e non possiamo che essere lieti di poter consentire ai degenti di fruire del patrimonio presente nella biblioteca stessa; l'attività del Cral Telecom è, infatti, deputata alla ricreazione ed alla cultura e fra i vari aspetti della cultura è nostra abitudine privilegiare
la cultura della solidarietà.
Molte volte ciò è difficile od impossibile per motivi economici, ma in questo caso si trattava soltanto di mettere in campo tanta buona volontà, e cosi è stato fatto. Sperando che questa attività, svolta con passione, possa contribuire ad alleviare un poco le sofferenze e a donare qualche momento di serenità.