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GENEROSITA' E TRASPARENZA

Una sera, non più di un mese fa, saltellando di canale in canale alla ricerca di una trasmissione televisiva che potesse in qualche modo suscitare un minimo interesse, tra lo squallore generale, capitai sulla terza emittente Rai che mandava in onda un servizio sulle ONLUS.
Dopo pochi minuti mi resi conto che l'intenzione, nemmeno tanto recondita, della trasmissione era quella di suscitare un certo sospetto nella gente sulla serietà ed onestà delle organizzazioni di Volontariato. Si facevano esempi di vere e proprie truffe basate su ingannevoli fini umanitari tra i più disparati, s'insinuavano dubbi sul vero utilizzo dei denari raccolti ecc. ecc.
Ma quello che mi colpì maggiormente furono le risposte delle persone intervistate per strada le quali, alla domanda se qualche volta elargissero offerte in denaro alle ONLUS, tutte indistintamente si dichiararono nettamente contrarie alla cosa, denunciando una diffusa diffidenza sull'utilizzo dei denari raccolti.
Ora se da un lato è giusto che siano segnalati casi di disonestà e che la gente sia messa in guardia dall'essere ingannata, non mi sembra giusta una generalizzazione qualunquistica del problema. Mi aspettavo, infatti, che a fronte di quelle notizie negative e di quelle opinioni ostili, si ponessero altrettanti pensieri favorevoli e casi esemplari e opposti, il che non avvenne.
Infatti, se tutti la pensassero come le persone intervistate, e forse selezionate ad arte, non ci sarebbero centinaia di migliaia di offerte generosamente elargite da altrettanti italiani.
Passato il primo momento di sgomento e avvilimento, mi ha assalito il pensiero che l'intenzione subdola della trasmissione potesse essere quella di dare voce a disegni miranti ad inquadrare e disciplinare l'attività di volontariato fino ad imbrigliarlo nell'utilizzo sostitutivo di funzioni proprie delle Istituzioni e non in appoggio ad esse; con un notevole risparmio di uomini e di denaro.
La recente legge sulle ONLUS in parte lo lascia intendere.
Se questo accadesse sarebbe lo svilimento più totale del volontariato che finirebbe per essere svuotato della sua più intima essenza.
Siccome però sono tendenzialmente ottimista ho intravisto nella trasmissione anche un lato positivo per quanto riguarda l'impatto sugli ascoltatori; l'insinuazione infatti del dubbio sul buon fine delle elargizioni porta inevitabilmente la gente a voler rendersi conto e vedere, per quanto è possibile, con i propri occhi dove vanno a finire i denari offerti. Ecco quindi l'importanza di aiutare le realtà vicine, quindi tangibili e facilmente controllabili, perché le realizzazioni sono lì visibili a tutti, perché i responsabili sono conosciuti e facilmente giudicabili, perché infine il tam tam di bocca in bocca in una piccola città è la miglior garanzia dell'onorabilità ed onestà dei volontari tutti, dirigenti e non.
Esternando questi miei pensieri in Consiglio di BolognAil hanno trovato unanime consenso nell'intenzione di rendere sempre più trasparente la nostra attività pubblicando periodicamente su queste pagine aggiornamenti sulla nostra attività che, come noto, si rivolge essenzialmente in due direzioni parallele:
- sostegno e incentivazione della ricerca
- assistenza ai malati e alle loro famiglie
Con l'occasione ringrazio a nome mio e del Consiglio tutti coloro che ci aiutano, volontari e sostenitori, i quali ci confortano a proseguire dimostrandoci la loro fiducia e la loro stima e rassicuro che nemmeno una lira viene utilizzata ad altri scopi che non siano quelli sopra elencati.

Achille Contedini

RIFLESSIONI SUL CAMMINO DA PERCORRERE

Istituto "Seràgnoli" entrerà nell'anno in corso nel Dipartimento Ospedaliero-Universitario di Oncologia ed Ematologia. Questa ristrutturazione darà origine, inizialmente, a difficoltà di tipo gestionale, poi dovrebbe, riunendo i gruppi di ricerca, didattica ed assistenza (diversi ma di cultura affine) facilitare la costruzione di una entità unica dalla quale lecito attendersi nuove proposte di terapia innovativa e di progetti di ricerca.
Il Seràgnoli dovrà, quest'anno, completare le opere murarie del vecchio edificio che consistono nella ristrutturazione dei laboratori di ricerca e, soprattutto, nel condizionamento del reparto sito al 3° piano.
Il condizionamento è diventato indispensabile per filtrare l'aria, al fine di ridurre al minimo le infezioni aerogene, prima fra tutte quelle da funghi. Le infezioni funginee sono, al momento il nemiico numero uno dell'ematologo, perche i mezzi a disposizione per combatterle sono pochi e non molto efficaci.
Un altro punto del programma è quello che riguarda l'assistenza domiciliare al paziente emopatico. L'attività, iniziata in sordina, è in continua espansione e c'è l'impegno di tutti noi ad espanderla, mantenendola ad un livello professionale accettabile.
Infine: la ricerca. Ho più volte detto e scritto che il volano di tutta la nostra attività medica, infermieristica, tecnica ed amministrativa è la ricerca.Una buona biblioteca aggiornata, informatizzata è strumento di lavoro insostituibile, così come un "data base" di facile consultazione e completo in tutte le sue componenti è indispensabile per utilizzare, a scopi di ricerca, l'immensa mole di risultati che i protocolli clinici permettono di accumulare.
I protocolli di ricerca clinica richiedono un personale medico ed infiermeristico estremamente preparato che non ci faccia fallire, dichiarando la loro non fattibilità soltanto perché si è incapaci di gestirli.
La ricerca è la fonte dalla quale giungono messaggi, informazioni che facciano progredire la qualità dell'assistenza."Ricerca" non è una parola vuota, ricerca non è un orticello coltivato da pochi senza alcuna ricaduta sull'operare quotidiano del medico, "ricerca" per noi significa utilizzare al meglio tutto ciò che la biotecnologia, l'informatica e la farmacologia sono in grado di fornire se correttamente utilizzate. Un elenco degli argomenti di ricerca dell'Istituto risulterebbe sterile e se qualcuno è interessato a saperne di più può consultare i vari protocolli su internet sito http//www.ematbo.unibo.it.
Vorrei, invece sinteticamente illustrare il grande progetto al quale collaborano molte Istituzioni Italiane e che ha avuto una parziale sponsorizzazione dall' AIRC.
Si tratta delle vaccinazioni delle malattie neoplastiche del sangue: leucemie, linfomi, mielomi ecc.
Oggi riusciamo, in elevata percentuale di casi, a ridurre la massa tumorale a dimensioni minime; però l'ombra di una ricaduta causata dalla riespansione di malattia minima residua costantemente la nostra attività di medici.
I farmaci non possono essere utilizzati perché il volume tossico che abbiamo dato al paziente, potrebbe spazzare via il residuodi malattie rimanenti dopo la chemioterapia. Il progetto-vaccino è ambizioso, l'impostazione scientifica per la loro realizzazione è già definita.
I primi risultati di fattibilità sono già stati acquisiti. E' tempo di verificare sul paziente l'efficacia terapeutica. La vaccinazione è uno dei grandi progetti dell'Istituto per la cui realizzazione ci stiamo preparando da tempo; speriamo di raccogliere i primi frutti a cominciare dall'anno in corso.


L'ingresso della nuova ala dell'Istituto di Ematologia "Seràgnoli".


Il reparto clinico sito al terzo piano aperto agli studenti e che accoglie pazienti
che non abbisognano di particolari terapie intensive.

Prof. Sante Tura

L'IMPEGNO DEL VOLONTARIATO

Desidero rispondere alla domanda che in diverse occasioni è stata rivolta ai Volontari sulle motivazioni del loro impegno.
La mia risposta non può che essere personale e nasce, ovviamente, dalla scala di valori sulla quale si fonda la mia vita, in primo luogo, dalla convinzione della ricchezza che ho sempre tratto dalle relazioni con gli altri.
Il mio impegno di volontaria nell'ambito dell'AIL non è un atto di fede, ma di fiducia, che ci tiene conto delle mie valutazioni sulla professionalità e sulla serietà del lavoro che ho visto svolgere all'interno dell'Istituto Seràgnoli durante un'esperienza di malattia che mi ha coinvolto molto da vicino.
Sono inoltre ben consapevole che i risultati della ricerca, la loro applicazione, la realizzazione di un progetto, possono e debbono migliorare la qualità della vita - anche in termini di speranza - in una situazione di soggettiva difficoltà. Per questo motivo credo che il volontario trovi una sua gratificazione, riconoscendo che lo sforzo, che compie insieme agli altri, può contribuire al raggiungimento di risultati concreti.
In questi anni mi sono avvicinata all'AIL , ed ora sto' condividendo con altre persone la nascita e, spero, la crescita del Servizio di Accoglienza.
Questa attività, che va ad aggiungersi a quelle consolidate, è, a mio avviso, una bella oppurtunità perché l'Associazione, nell'insieme dei suoi volontari, acquisisca "quel di più" che lo può derivare dal rapporto diretto con i pazienti e le famiglie, recependone in modo immediato le esigenze. Essa, tra l'altro, va incontro ad una richiesta di intervento avanzata da più parti, soprattutto dai "nostri" giovani.
Questo aspetto del lavorare in modo più immediato per gli altri è per me una motivazione forte, e, credo, possa costituire per molti volontari e per l'Associazione un'ulteriore occasione di crescita.
Avremo sicuramente raggiunto il nostro obiettivo se attorno a questo primo nucleo di persone si formerà una serie sempre più articolata di presenze in grado di approfondire le richieste, di proporre soluzioni, per dare ai pazienti e alle famiglie risposte ancora più adeguate.

Meris Monari

CONVEGNO
SESTO INCONTRO DI AGGIORNAMENTO IN ONCOEMATOLOGIA

Bellaria di Rimini, Venerdì 16 Aprile 1999
Centro Congressi Europeo

Il notevole successo di pubblico conseguito nei 5 precedenti Incontri di Oncoematologia organizzati dalla Divisione di Oncologia dell'Ospedale Infermi di Rimini con un numero di par-tecipanti variabile fra i 250 e i 300, ci ha incoraggiato a continuare su questa strada. Riteniamo che la formula adottata fino ad ora sia quella giusta:
- Partecipazione gratuita;
- Convegno multitematico, con trattazione di argomenti di attualità e interesse scientifico in campo oncologico ed ematologico;
- Qualità dei relatori.
Nel sesto incontro programmato per il mese di Aprile a Bellaria (RN), abbiamo pensato ad alcuni argomenti come la citroprotezione in oncoematologia, argomento attuale ma con molti punti oscuri, la gestione del paziente mielodisplastico, argomento complesso che coinvolge un elevato numero di pazienti soprattutto anziani, la microangiopatia trombotica, situazione sempre in agguato nei pazienti neo-plastici e non sempre di facile diagnosi.
Si farà inoltre il punto sul trattamento della leucemia linfatica cronica; sulla terapia ad alte dosi del linfoma di Hodgkin e non Hodgkin e sulla possibilità della chemioterapia di guarire pazienti anziani con linfomi non Hodgkin ad alto grado di malignità. Nella sessione del pomeriggio verranno trattati argomenti d'interessi multidisciplinari come le granulocitopenie, le piastrinopenie in gravidanza e verranno puntualizzate le indicazioni e le modalità della trasfusione piastrinica.
Il convegno ha lo scopo di arricchire il bagaglio culturale dei medici Oncologi ed Ematologi e di dare suggerimenti pratici per la gestione di malattie di comune riscontro della pratica clinica.
L'incontro è indirizzato anche ai Medici di Medicina Generale e di Medicina Interna che vogliono approfondire le conoscenze in campo oncoematologico.

per la Segreteria
Dott. Pier Paolo Fattori
Dirigente di Primo Livello Divisione di Oncologia
Responsabile del Modulo Ematologia
Ospedale "Infermi" - Rimini

LA MEMORIA DI UGO CORTESI AFFIDATA AL CED DEL "Seràgnoli"

L'Ail di Forlì-Cesena, nata nel 1995, non ha mai smesso di avere come preciso punto di riferimento di tutta la sua opera l'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Lorenzo e Ariosto Seràgnoli" di Bologna.
Il lavoro paziente ha prodotto, sempre a piccoli e calibrati passi, risultati a volte insperati persino per i più ciechi ottimisti, e non sono pochi questi ultimi tra le file della sezione romagnola del sodalizio che lotta contro le malattie del sangue.
Uno su tutti resta indelebile nella memoria di quanti hanno fatto di tutto per ottenerlo: l'intitolazione alla memoria di Ugo Cortesi del Centro elaborazione dati attrezzato nella nuova ala dell'Istituto (nella foto la targa posta all'ingresso), per il cui allestimento anche l'Ail di Forlì-Cesena ha dato il suo consistente contributo.
Un segno tangibile della stima che l'operato dei volontari cesenati e forlivesi dell' Ail ha ottenuto dai responsabili del "Seràgnoli" e dal suo direttore, il professor Sante Tura, in particolare.
Ci piace quindi ricordare Ugo Cortesi, un ragazzo di poco più di 35 anni, che la malattia ha strappato troppo presto alla vita ma al quale ha al contempo dato la possibilità di avvicinarsi all'Ail e di farsi apprezzare per il suo grande coraggio e le sue doti umane.
Per tutti questi motivi proprio al suo nome è stato chiesto di poter dedicare qualcosa che potesse ricordarlo per sempre.
Anche prendendo lo slancio dalla giornata di festa dell'8 ottobre '98, quando il nuovo Day Hospital è stato inaugurato, l' Ail di Forlì-Cesena ha serrato i ranghi continuando a lavorare con rinnovato impegno puntando a creare le condizioni ideali per essere un supporto il più valido possibile all'opera dell'équipe ematologica dell'Istituto bolognese.
Da quel momento è stato quindi una lunga "volata" attraverso le "Stelle di Natale", i concerti di beneficenza (nella foto le volontarie in occasione dello spettacolo dei cori di Calabrina di Ce-sena e di Gambettola svoltosi a dicembre nella sala di Santa Caterina), tornei
di basket benefici, stand alla podistica "5 Ville" di Bertinoro e tante altre occa-sioni.
I risultati sono eloquenti e tangibili, grazie prima di tutto alla solidarietà della gente di Romagna.
Tanta la voglia di fare sempre meglio, con impresso sempre nella mente il ricordo Ugo Cortesi.

RiminiAIL 1998: UN ANNO DA RIPETERE

Parte dei fondi raccolti durante l'annno sono serviti per l'aquisto di un'apparecchiatura ad alta tecnologia da donare all'istituto di Oncoematologia medica L.e A. Sèragnoli di Bologna, diretto dal Prof. Sante Tura. Tale apparecchiatura "Cytovision Ultra" è una strumentazione che permette l'analisi citogenetica in FISH ed è applicabile ad un microscopio a fluorescenza.
In questo modo è possibile rilevare alterazioni cromosomiche non evidenziabili all'analisi microscopica normale. La realizzazione di questo obiettivo è motivo per noi di profonda gioia, consapevoli che a breve distanza dalla nostra città esiste una struttura, tra le più avanzate al mondo, che cresce anche grazie al modesto ma sicuro contributo di RiminiAil.

L'ANGOLO SCIENTIFICO

E' SCRITTO NEL NOSTRO DNA CHE DOVREMO OCCUPARCI DI PREVENIRE IL TUMORE
Nel nostro organismo esistono due tipi di cellule: 1) le cellule germinali e le cellule somatiche. Le cellule germinali sono deputate alla trasmissione dei caratteri genetici da un individuo all'altro e sono soltanto di due tipi: nell'uomo gli spermatozoi e nella donna le cellule ovariche. Solo se il danno genetico avviene su queste cellule verrà trasmesso in maniera ereditaria alle generazioni future. Le cellule somatiche, che costituiscono la maggior parte del nostro organismo si sono differenziate per svolgere ciascuna il proprio compito: ad esempio, gli epatociti formano il fegato; i miociti formano i muscoli e i leucociti una parte del sangue. Quando un danno genetico avviene in cellule somatiche, spesso si crea un tunore (es. leucocita + danno = leucemia) che non viene trasmesso ereditariamente; pertanto, non è possibile in questo caso, parlare di ereditarietà del tumore.
Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che alcune cellule somatiche, pur non avendo ereditato direttamente il danno genetico e pur non essendo tumorali, fin dalla nascita hanno ereditato una predisposizione, chiamata "imprinting", ad acquisire danni genetici più facilmente di altre.
Altre cellule somatiche invece hanno ereditato più di altre l'incapacità di riparare eventuali danni genetici acquisiti. Questa predisposizione è geneticamente determinata, cioè si eredita dai propri genitori e si trasmette ai propri figli. Il più delle volte questa predisposizione non si manifesta e un individuo rimane sano per tutta la vita, in virtù del fatto che il gene malato è ereditato ad esempio dal padre ed è quindi "coperto" dal gene sano ereditato dalla madre.
Ad esempio, i casi di tumore alla mammella derivanti dalla predisposizione ereditaria, oscillano tra il 5% e il 10% del totale. La maggioranza delle forme ereditarie di tumore può essere provocata da un danno presente in due geni identificati recentemente.
In alcune famiglie in cui il tumore della mammella era particolarmente ricorrente, non solo all'interno delle generazioni femminili (nonna-madre-figlia) ma anche all'interno di quelle.maschili, si sono identificati i geni coinvolti chiamati BRCAl e BRCA2, questi, se alterati aumentano il rischio di sviluppare il tumore. Da qui la necessità di eseguire test sul DNA, su cellule prelevate da sangue periferico, non necessariamente dalla mammella per identificare nei propri familiari gli individui predisposti a sviluppare il tumore. Questi individui, una volta noti, vengono sottoposti a programmi di sorveglianza (ad esempio con ecografia, mammografia, ecc. più ravvicinati nel tempo) per identificare in fase precoce se vi è l'insorgenza di piccoli tumori.
Altro esempio, il tumore del colon retto è caratterizzato da mutazione nel gene APC.
In individui predisposti il gene malato da origine a nunerosi adenomi (piccoli tumori) di cui uno prima o poi si trasformerà in tumore maligno; tuttavia, solo uno dei due geni ereditati è affetto e la malattia non si manifesta fintanto che non avviene durante la vita un secondo avvento morboso a carico del DNA che inattivi anche il gene sano. Solo quando tutti e due i geni sono alterati il tumore (adenoma) si manifesterà.
Questa scoperta ha aperto il campo all'analisi genetica sul DNA, e gli individui risultati predisposti, vengono sottoposti a terapie antinfiammatorie (es. aspirina) che sembrano ridurre il rischio di manifestazione di questo tumore.
Questi sono solo due esempi di quello che la continua ricerca sul campo del DNA permette e permetterà di scoprire. Anche il nostro Istituto è da sempre impegnato in nuove strategie diagnostiche e terapeutiche in questo campo. E' scritto nel nostro DNA quando e su chi dovremo occuparci per prevenire il tumore.

Dr. Giovanni Martinelli

CRIOPRESERVARE LE CELLULE DEL SANGUE: L'APERTURA DI UNA GRANDE FINESTRA PER IL PROGRESSO DELL'EMATOLOGIA
Le cellule staminali del midollo osseo o del sangue periferico restano vitali, una volta prelevate, solo per due o tre giorni a temperature superiori a quelle di congelamento. Pochissimi regimi di chemioterapia intensiva, quelli che vengono impiegati nel trattamento dei pazienti per il trapianto di cellule staminali autologhe o allogeniche, possono essere completati in un tempo cosi breve e per questo le cellule staminali devono essere opportunamente criopreservate.
Le cellule dei mammiferi presentano vari gradi di resistenza alla criopreservazione. Fin dal 1787, Spallanzani condusse studi sugli effetti del freddo sulla vitalità delle cellule: insetti, spermatozoi e tessuti di varie specie animali. A dispetto di numerosi tentativi sperimentali, non si sono verificati sostanziali miglioramenti fino al 1949, quando fu dimostrata la sopravvivenza di spermatozoi di toro dopo "vetrificazione" e disidratazione a basse temperature, in presenza di glicerolo, il primo agente crioprotettore utilizzato. Nel 1955, con la stessa tecnica di congelamento, fu dimostrata la possibilità di conservare anche il midollo osseo. Da quel giorno è iniziata la moderna era della "criobiologia" delle cellule staminali emopoietiche.Il primo studio clinico di trapianto di midollo osseo autologo è stato pubblicato nel 1958, ma le prime espe-rienze non hanno avuto grossi successi; sostanziali progressi sono stati fatti nei 10 anni seguenti, durante i quali studi di biologia, biochimica e fisica hanno dimostrato che la crioconservazione danneggia le cellule con almeno quattro meccanismi:
1) la formazione di cristalli di ghiaccio intracellulari che danneggiano le strutture cellulari;
2) la formazione di ghiaccio extracellulare che disidrata le cellule rimuovendo per osmosi acqua dalle cellule stesse;
3) lo scongelamento con la reidratazione delle cellule;
4) la persistenza di alcuni enzimi cellulari che permettono l'accumulo nella cellula di metaboliti tossici anche a bass temperature.
Dopo il glicerolo, sono stati sperimentati e poi introdotti nell'uso pratico altri agenti crio-protettori, capaci cioè di proteggere le cellule dai danni suddetti, come il Dimetilsulfossido (DMSO), il Polivinilpirrolidone (PVP) e l'Idrossietilstarch (HES).
Il glicerolo è molto usato per conservare i globuli rossi, ma è troppo tossico per essere reinfuso senza lavare le cellule crioconservate.
Il DMSO, largamente impiegato a una concentrazione del 5-10%, ,non deve essere rimosso per tossicità, tuttavia risulta piuttosto fastidioso per il suo cattivo odore, simile a quello dell'aglio e delle cipolle,che permane per 12-24 ore dopo la reinfusione, in quanto la eliminazione di questa sostanza avviene prevalentemente per via respiratoria. Questo crioprotettore va aggiunto lentamente al plasma e alle cellule, operando su ghiaccio per ridurre il calore prodotto dalla reazione di combinazione di questa sostanza con le proteine cellulari. La velocità di congelamento viene definita e controllata da uno strumento , un congelatore programmabile, che, con getti di vapore d'azoto sul prodotto, realizza l'abbassamento della temperatura procedendo di 1°C al minuto. Questo graduale raffreddamento consente il mantenimento di ogni funzione cellulare e garantisce la sopravvivenza delle cellule, limitando il danno da criopreservazione. Al termine del congelamento, si effettua la conservazione in appositi contenitori: o nella fase liquida dell'azoto a -196°C sul fondo del contenitore o nella fase di vapore a -140°C. La conservazione può protrarsi per anni, anche se, in caso di utilizzo dopo lunghi periodi, è opportuno testare prima la capacità di crescita in coltura delle cellule. Questa tecnica di criopreservazione ormai consolidata negli ultimi 50 anni di storia dell'Ematologia ha consentito l'applicazione, nel trattamento delle malattie ematologiche, di protocolli altrimenti non utilizzabili; ha permesso di raccogliere cellule staminali in quantità ideale e/o tale da poterle utilizzare anche per due o tre trapianti; ha favorito gli studi in vitro su campioni "speciali" conservati in condizioni ottimali; ha favorito il sorgere di banche di cellule emopoietiche da midollo osseo, da sangue periferico e da cordone ombelicale. Insomma c'è materiale su cui lavorare per aprire nuovi orizzonti alla conoscenza prima e alla cura dopo delle malattie ematologiche.

Dr.ssa Maria Rosa Motta

ANCORA GRAZIE...

... alla VIRTUS-KINDER che ci ha offerto 2000 videocassette KINDER EUROLEGA ed i volumi "Il Cammino Verso La Stella", alla VOLVO ITALIA che ci ha donato album fotografici VOLVO. Tutto questo materiale distribuito al PalaMalaguti di Casalecchio di Reno, durante gli incontri Kinder Bologna - Mabo Pistoia del 13 dicembre 1998 e Kinder Bologna - Polti Cantù del 27 dicembre 1998, dai nostri volontari ha incontrato un successo superiore ad ogni attesa e permesso alla nostra Associazione, BolognAIL, di raccogliere una cifra superiore ai cinquanta milioni. I fondi così ottenuti sono stati riservati al nostro Servizio di Assistenza Domiciliare Ematologica, destinato ai pazienti che, per motivi diversi, sono impossibilitati ad eseguire le necessarie terapie presso gli ambulatori dell'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Seràgnoli".

UNA STELLA PER LA VITA
5-6-7-8/11-12-13 dicembre

Sempre più numerose sono le persone che si avvicinano a noi nelle occasioni di festa, portando nelle proprie case o nei luoghi di lavoro una Stella di Natale, segno tangibile di un impegno che si rinnova e di una sempre nuova sensibilità.
Grazie a tutti coloro che, in silenzio, attraverso il loro tempo e la loro disponibilità hanno reso possibile tutto questo, permettendo a BolognAIL di realizzare altri importanti passi.
Grazie a tutti coloro che collaborano per rendere la leucemia un male sempre guaribile.
Grazie a ROLOBANCA.