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E' STATA UNA GRANDE FESTA

E' stato un giorno di grande gioia, un giorno di partecipazione affettuosa da parte di tutti i presenti, dalle Autorità ai Colleghi, agli amici di sempre. L'autorevole presenza del Sindaco, del Prefetto, del Presidente della Provincia, del Magnifico Rettore dell'Università, del Direttore generale del S. Orsola - Malpighi, ha dato alla cerimonia una elevata impronta istituzionale, quella degli Amici e Colleghi l'hanno riempita di cordialità e amicizia.
Il Cardinale Biffi, al quale va la nostra più sincera e filiale riconoscenza, ha aperto la cerimonia inaugurale con la S. Messa celebrata nell'aula M. Teresa Chiantore del nostro Istituto e l'omelia è stata. bellissima, piena di riflessioni molto importanti, la maggior parte delle quali dovrebbe accompagnarci in tutti i momenti importanti e meno importanti della nostra vita. E' stata non solo e non tanto la cerimonia inaugurale della nuova ala dell'Istituto, ma è stata una vera festa di famiglia, conclusasi con la visita guidata ai nuovi locali destinati all'assistenza, alla didattica e allo studio. Spero proprio che questi miei sentimenti siano comuni a tutti coloro i quali hanno reso possibile questa realizzazione. Mi auguro che le famiglie Seragnoli, cui dobbiamo tutto questo e col logo che porta il loro nome noi, con fierezza, riempiamo carte diapositive didattiche e timbriamo importanti lavori scientifici pubblicati in tutto ilmondo, siano soddisfatte ed orgogliose al pari nostro di quanto è stato fatto. BolognAil, Forlì-Cesena AIL, Rimini Ail sono associazioni di volontari tanto impegnati quanto capaci nel supportare la nostra attività.
A tutti loro vorrei dire un grazie senza limiti. E' più facile per noi che viviamo quotidianamente il dolore dei nostri pazienti impegnarci per la soluzione dei loro problemi, che non per i volontari che fanno un atto di fede nel nostro impegno e nella nostra onestà intellettuale:per questo molto li ringrazio. Infine, vorrei, ringraziare ed invitare i miei collaboratori tutti, medici e non medici, a meditare su quanto abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere: dobbiamo essere coscienti del fatto che siamo dei privilegiati e tutto ciò comporta un impegno che non può essere semplice: se a noi viene dato molto, altrettanto noi dobbiamo restituire.
La storia del Seragnoli narrata con tanta perizia e tanta gradevolezza da Gaetano Foggetti ci serva da lettura e rilettura serale; essa ci dice che siamo partiti da molto lontano ma nel contempo ci ricorda che non siamo ancora arrivati alla meta.

Prof. Sante Tura

BOLOGNA 8 OTTOBRE 1998: FOTOCRONACA DELLA INAUGURAZIONE DELLA NUOVA ALA DELL'ISTITUTO "Lorenzo e Ariosto Seràgnoli"

RASSEGNA STAMPA


da Il Resto del Carlino del 9 ottobre 1998 (box 1° pagina)


da Il Resto del Carlino del 9 ottobre 1998


da Avvenire del 4 ottobre 1998


da L'Unità del 9 ottobre 1998


da La Repubblica del 9 ottobre 1998

IL SERVIZIO DI ACCOGLIENZA AIL TI DA' UNA MANO
Un banco di informazioni all'Istituto "Seràgnoli"
Intervista al Presidente di BolognAIL Achille Contedini

Visibili, con la loro elegante divisa blu e grigia, gentili, efficienti. Sono Paolo, Mariangela, Valerio, Meris, Teresa e Raffaella. Sono loro la squadra di volontari che BolognAil ha schierato dietro il banco del Servizio di Accoglienza per ricevere e aiutare chi varca la soglia dell'Istituto Seragnoli: pazienti al loro primo prelievo, ammalati alle prese con le pratiche burocratiche, il ticket da pagare o la visita da prenotare al Cup. Dall'8 ottobre, giorno dell'inaugurazione del nuovo padiglione, si alternano dietro il banco collocato nell'atrio dell'Istituto, sempre pronti a dare una mano a chi ha qualche informazione da chiedere o un dubbio da chiarire. E sono già tanti coloro che si sono rivolti alle "hostess" Ail con ogni genere di richiesta. Il Servizio di Accoglienza funziona la mattina dalle 8 alle 12, dal lunedì al venerdì. Di quest'ultima iniziativa abbiamo parlato con il presidente di BolognAil, dott. Achille Contedini.

Come è nata l'idea di creare un servizio di accoglienza?
"Abbiamo sentito la necessità di mettere a disposizione dei pazienti un supporto informativo per facilitare il primo approccio con l'Istituto. All'inizio uno è sempre un po' disorientato, soprattutto se viene da fuori Bologna. Non sa esattamente dov'è l'ambulatorio in cui deve andare, quali pratiche ci sono da espletare e ha bisogno che qualcuno lo aiuti, lo indirizzi. in questi casi si ha bisogno di tante piccole spiegazioni pratiche, magari di imparare ad orientarsi nei viali del S. Orsola o sapere che autobus prendere per tornare in stazione. Avere qualcuno che ti sorride e ti dà una mano, aiuta a sentirsi a proprio agio. La malattia è un cammino doloroso, ma se fin dai primi passi si trova un ambiente sereno e protettivo, tutto diventa meno difficile".

In questi ultimi tempi BolognAil ha scelto di impegnare buona parte delle proprie risorse e delle proprie energie nei servizi rivolti ai pazienti, come nel caso dell'assistenza domiciliare e adesso anche con il banco-accoglienza. E' una linea di tendenza che in futuro consoliderete sempre di più?
"La missione dei volontari dell'Ail ha un duplice obiettivo: da un lato finanziare la ricerca con i fondi che riusciamo a raccogliere, attraverso le borse di studio o l'acquisto di apparecchiature sempre più avanzate, cosa che continuiamo a fare. Da un'altro, l'assistenza ai pazienti, offrendo sempre nuovi servizi. Ma organizzare un servizio è difficile e complicato, perche non basta destinare dei fondi. Bisogna trovare gli spazi, il personale, garantire la continuità del servizio e così via. Adesso che BolognAil è cresciuta e si è fatta le ossa cominciano a vedersi anche questi risultati. Ma vogliamo andare ancora avanti. Il prossimo obiettivo è una casa di Accoglienza per gli ammalati e i loro familiari che vengono da altre città.
Già ora ci diamo da fare segnalando gli indirizzi di affittacamere o delle organizzazioni caritatevoli che possono accoglerti.Insomma, "ci facciamo in quattro". Per esempio, siamo riusciti ad intervenire nel caso di due ammalati che dovevano sottoporsi al trapianto del midollo e che versavano in condizioni di particolare indigenza. La ricerca di un donatore compatibile attraverso la banca dati nazionale comporta infatti una spesa, che poi viene rimborsata dalla Regione, ma che il paziente deve anticipare. Erano due casi disperati e l'Ail ha provveduto ad anticipare la cifra necessaria. Questa non è la "regola", ma abbiamo fatto uno sforzo e abbiamo risolto la situazione".

L'assistenza ai pazienti dunque, non è fatta solo di grandi traguardi, ma anche di piccoli sforzi quotidiani, è così?
"Sì, certo. Cerchiamo di sfruttare tutte le occasioni e le opportunità che si presentano, come quell che ci ha offerto il Cral della Telecom mettendoci a disposizione la sua biblioteca e la videoteca. I nostri volontari hanno istituito così il servizio - lettura per i ricoverati: due volte la settimana passano per i reparti con l'elenco dei libri e dei film disponibili e raccolgono le richieste degli ammalati. Un buon libro o un bel film (che i pazienti possono vedere nel reparto Bcm del 2° piano sul videoregistratore donato da un aderente dell'Ail), rendono meno noiose le giornate di degenza. Sono piccole cose, ma importanti".
Che siano importanti lo dimostrano anche gli elogi indirizzati a tutto l'ambiente che si scopre entrando al Seragnoli. Le lodi portano anche la firma di Maurizio Reberschak di Venezia, che ha scritto a BolognAil la lettera pubblicata qui a fianco.

Rita Bonaga

Venezia 26/10/98
Al Presidente di BolognAil

Recentemente mi sono recato presso gli ambulatori della Clinica Ematologica, che periodicamente devo frequentare. Ebbene, ho potuto imbattermi in una graditissima sorpresa.
I nuovi ambienti di attesa, di interventi ambulatoriali e in day hospital, di visita medica sono veramente diventati a misura umana e rispondono all'altezza della effettiva rinomanza della capacità dell'equipe della Clinica Ematologica diretta dal prof.Tura.Il malato è accolto in un ambiente confortevole, dove in attesa degli interventi clinici e medici può entrare in contatto con altre persone, aspetto questo spesso necessario per alleviare quanto meno momentaneamente la pena della malattia. Già il primo contatto con la segreteria si svolge in dimensione umana; il malato non viene accolto anonimamente, ma viene fatto sedere dinanzi a un tavolo (non posto in attesa in piedi davanti ad un bancone) e trattato come persona. Gli ambulatori per i prelievi clinici e per le visite mediche risultano adeguati al miglior trattamento sanitario. In tale contesto anche i medici e il personale sanitario certamente si trovano in grado di meglio operare. Sono convinto che a realizzare tutto ciò anche BolognAil abbia avuto una parte determinante, collaborando con il Prof. Tura e la sua equipe, al fine di poter migliorare le cure e il trattamento offerto ai malati. E sono convinto che BolognAil continuerà - anzi si rafforzerà - nella strada intrapresa.
Cordiali saluti.

Maurizio Reberschak

La messa del Cardinale all'Istituto "L. e A. Seràgnoli"
L'ENIGMA DEL DOLORE

da "Avvenire" 11/10/1998

Questa eucaristia - proprio perchè viene celebrata in un luogo che per le azioni liturgiche è insolito e del tutto eccezionale - ci aiuta a collocare in una più vivida luce una parola pronunciata da quello stesso Signore Gesù, che con questo rito noi oggi qui rendiamo realmente presente.
Gesù ha detto: "Ero malato e mi avete visitato...Qualunque cosa avete fatto per uno solo dei miei fratelli, l'avete fatto a me" (cf MT 25, 36, 40).
Il Figlio di Dio si è dunque identificato con quanti sono indeboliti e appenati dalla malattia, tanto da ritenere rivolta personalmente a lui ogni attenzione, ogni cura, ogni fatica indirizzata a rianimare chi deve rimpiangere la sua buona salute, a lenire la sua sofferenza, a far rinascere la sua fiducia.
È un'affermazione commovente e una verità stupenda; e basterebbe da sola a rendere il cristianesimo unico e imparagonabilenella storia spirituale dell'umanità.
Consentitemi allora che, in questa sede, a nome di colui che ha pronunciato quelle sublimi parole, io, che come successore degli Apostoli lo rappresento, esprima riconoscenza, ammirazione, ringraziamento a quanti -a vario titolo e a vario livello - spendono le loro energie in questa casa del dolore e della speranza e quanti contribuiscono nei più diversi modi alla vita-lità e alla operosità di questa preziosa istituzione.
La degenza in un luogo di cura offre spesso delle opportunità che - a viverle bene - sono di grande vantaggio non solo al fisico ma all'uomo integrale.
È una pausa - sia pure forzata - nell'attività dispersa e tumultuosa dell'esistenza, che può rivelare prospettive nuove e insospettate sulla propria vita, può dare l'esperienza della propria insuffi-cienza, può persuadere a diventare più umili, più comprensivi, più generosi, può impegnare a mettere un po' d'ordine e di pace nei propri comportamenti. L'uomo, messo di fronte all'enigma del dolore, è poi indotto a farsi le domande più profonde, più inquietanti, più salutari, che spesso nella cultura dominante sono censurate.

Si chiede, per esempio: la vita umana è posta sotto il segno di una fatalità cieca, impetuosa, assurda, o è invece guidata da una saggezza paterna, che è più alta della nostra capacità di com-prensione. C'è qualcuno, in qualche luogo, che può risolverci questa questione ineludivile e capitale?
La celebrazione che stiamo compiendo ci risponde: sì qualcuno c'è che ci scioglie il problema, anche se la sua risposta è avvolta nell'ombra - ma un'ombra rasserenante - della fede.
Nella pagina evangelica che abbiamo ascoltato, Gesù ci insegna il valore infallibile della preghiera, che ci può davvero aiutare a sollevarci a un'altezza spirituale cui l'uomo non potrebbe mai giungere senza salire, sorretto dalla fede, la scala difficile della sofferenza. "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (cf Lc 11,9).
Che cosa voglio dire queste frasi del Signore? Vogliono dire che abbiamo sopra di noi un Padre che ci ascolta sempre e ci ama sempre, anche quando sembra che non si muova alle nostre invocazioni di soccorso.
Il Padre del cielo ci esaudisce sempre; solo chi ci esaudisce secondo i suoi disegni, che sono sempre disegni di sapienza e di amore, più che secondo le nostre richieste letterali.
Si è comportato così anche con il suo Universo, oggetto di tutte le sue compiacenze, quando Gesù si è trovato davanti alla previsione tremenda della sua passione e ha gridato a lui.
C'è a questo proposito un passo della lettera agli Ebrei, che è forse il più misterioso e il più alto di tutto il Nuovo Testamento: "Nei giorni della sua vita terrena, egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo dalla morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono" (Eb 5,7-9).
Viene qui evocata la scena impressionante della preghiera nel Getsemani, quando Gesù - ci dicono gli evangelisti - davanti al calice del dolore che gli veninva proposto, provò, proprio come uno di noi, "tristezza", "paura" "angoscia" (cf Mt 26,37; Mc 14;34: Lc 22,43).
È, con tutte le fibre della sua atterrita e dolente umanità, implorò l'aiuto del Padre". Il Padre "lo esaudisce", non scampandolo dalla crocifissione e dalla morte, ma dandogli molto di più: la vittoria pasquale della risurrezione, principio di vita nuova e felice per lui e tutti coloro che si conformano a lui.
Su quanti qui sono ospitati e curati, su quanti qui lavorano al servizio dei fratelli, su quanti qui studiano e ricercano per il bene di tutti, noi sollecitiamo con questa celebrazione la grazia e la consolazione del Signore Risorto.