ott-1998.gif (6979 byte)

L'ISTITUTO "Seràgnoli" RADDOPPIA

Lo sviluppo dell'attività scientifica, didattica e assistenziale comporta l'acquisizione di nuovi spazi e l'adeguamento di quelli vecchi.
Questa necessità si è presentata in modo non dilazionabile al "Seràgnoli" ed ecco che la generosità delle famiglie alle quali l'Istituto è dedicato e l'aiuto organizzativo di BolognAIL hanno concretizzato quanto da noi sognato e pianificato.
Era necessario poter disporre di nuovi ambulatori per l'aumento dell'attività assistenziale, era necessario istituire e quindi ospitare un Day-Hospital perche oggi e domani sempre di più, i pazienti verranno curati in regime non di ricovero ed ecco che il pianterreno del nuovo edificio viene destinato a questa attività. Gli oncologi medici universitari, a fianco dei colleghi ematologi, svolgeranno la loro attività negli stessi locali destinati alla cura dei pazienti ambulatoriali.
Mi auguro che tutti coloro i quali utilizzeranno i nostri servizi trovino, oltre alla competenza e alla cortesia di tutto il personale, anche il conforto dell'ambiente: quest'ultimo non è secondario all'atto medico primario perche pazienti con malattie "importanti" abbisognano anche di trascorrere l'attesa e sottostare a manovre diagnostiche e terapeutiche in ambiente adeguato.
BolognAIL predisporrà un servizio di accoglienza, sito nella portineria dell'edificio che mi auguro sia di grande aiuto specie a coloro i quali vengono per la prima volta in Istituto e spesso da sedi lontane. I volontari di BolognAlL sono disponibili ad accogliere ogni suggerimento per migliorare un servizio che, gratuitamente e con slancio umano encomiabile, mettono a disposizione di tutti coloro i quali possono averne bisogno.
L'Istituto Seràgnoli, in questi ultimi anni, ha particolarmente ampliato e intensificato la didattica post-laurea, accogliendo Colleghi stranieri, organizzando corsi per Specializzandi e specialisti in ematologia ed oncologia.
Per questo motivo gli spazi didattici sono diventati insufficienti e una grande aula era necessaria.
Vorrei anche aggiungere che per noi universitari con la vocazione della medicina, l'aula significa moltissimo: essa è il centro generatore di tutte le energie necessarie per la ricerca e l'assistenza, è il luogo dove tutti noi impariamo e insegnamo. Oggi il Seràgnoli ha una bellissima aula multimediale capace di accogliere 200 persone, disponibile per lezioni, congressi, dibattiti.
Di questa struttura vado particolarmente fiero. Infine, biblioteca, spazi dedicati al polo informatico, segreteria, sale di studio per Specializzandi, per personale laureato medicoe per biologi sono ampiamente disponili.
L'edificazione della nuova ala ha reso disponibili aree nel"vecchio" fabbricato e presto inizierà la ristrutturazione nei locali lasciati liberi, finalizzati ad accogliere laboratori di ricerca.
Il Seràgnoli è un Istituto clinico universitario e, istituzionalmente, coloro i quali in esso operano hanno tre compiti: ricerca, didattica e assistenza. L'ampliamento dell'Istituto ha soddisfatto le tre esigenze.
Si è conclusa così la terza tappa del cammino che ha visto l'Istituto Seràgnoli costituirsi prima e svilupparsi poi.
Tre tappe in meno di vent'anni: tre tappe significative che si sono realizzate con l'impegno di tutti, ma che non si sarebbero mai concretizzate senza l'impegno delle famiglie Seràgnoli.
Quanto c'è stato dato è molto ed altrettanto ci siamo impegnati a restituire: speriamo di non deludervi.

Prof. Sante Tura

L'ISTITUTO "Seràgnoli":
LE TAPPE DI UNA CRESCITA

Da libro di Gaetano Foggetti "Quelli del Seràgnoli", di cui pubblichiamo la recensione qui di seguito, abbiamo estratto le tappe principali che hanno scandito nel corso degli anni la crescita dell'ematologia bolognese e dell'Istituto Seràgnoli:

1972 Prende il via il Servizio di Ematologia degli Ospedali di Bologna accolto nell'Istituto di Semeiotica medica.
1974 Il Consiglio di Facoltà di medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna bandisce il concorso per la cattedra di Ematologia che sarà poi ricoperta dal Prof. Sante Tura.
Il Servizio si traferisce nei locali lasciati da "Nefrologia e Dialisi".
1978 Il nome della famiglia Sràgnoli si lega per la prima volta all'Istituto di Ematologia.
1979 Cominciano i lavori di adeguamento dell'edificio assegnato con sede autonoma al Servizio di Ematologia.
1980 Con il passaggio dalla vecchia alla nuova sede, Ematologia cessa di essere un Servizio per diventare un Istituto. Il direttore è il Prof. Sante Tura.
1981 L'istituto di Ematologia viene intitolato a Lorenzo e Ariosto Seràgnoli.
1987 Inaugurazione dei nuovi reparti del "Seràgnoli".
Grazie al contributo determinante delle famiglie Seràgnoli, l'edificio di Ematologia è stato elevato a due piani.
1998 Con la terza elargizione delle famiglie Seràgnoli viene costruita una nuova ala. Cambia la denominazione dell'Istituto, che diventa "Istituto di Ematologia e Oncologia Medica Lorenzo e Ariosto Seràgnoli". La nuova ala accoglie il Day Hospital, ambulatori, strutture didattiche e aula magna multimediali da 200 posti.

UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

Un lavoro prezioso, un racconto appassionante:il giornalista Gaetano Foggetti ha raccolto in un libro - "Quelli del Seràgnoli" - , Leonardo Editore - tutta la storia dell'Ematologia bolognese attraverso i ricordi di chi ne è stato protagonista.
Un viaggio attraverso testimonianze e immagini, alla scoperta delle radici dell'Ematologia bolognese che - come scrive l'autore nell'introduzione - comincia "per forza di cose" col ricostruire i primi passi del suo fondatore, il Prof. Sante Tura.
L'incontro fra il Prof Tura e l'Ematologia, una disciplina allora ancora tutta da inventare, è "un amore" che risale a un viaggio negli Stati Uniti e che il diretto interessato indica come il frutto in parte del caso, in parte dell'illuminazione" del suo maestro, il Prof Domenico Campanacci, nome storico della medicina bolognese.
Un viaggio che fra impegno, rigore scientifico, difficoltà e successi, arriva fino alla tappa più recente: con la costruzione di un 'altra ala destinata al 'Day Hospital", ambulatori e strutture didattiche, l'Istituto "Seràgnoli" raddoppia.
E' il racconto di una lunga battaglia scientifica e umana in nome dei malati, stimolata dalle loro storie di dolore e sofferenza. Riviverla ha avuto "un effetto terapeutico" per l'autore, che sei anni fa ha affidato tutte le sue speranze al "Seràgnoli". Leggere i cinque capitoli del libro ("La storia", "La vecchia guardia", "La storia continua", "Le istituzioni", "L'Ail e il Seràgnoli") aiuta a capire perché tanti, in questi anni, al momento di ammalarsi hanno trovato, come Foggetti, "un letto pronto, dottori in prima linea e tanta umanità".

Per richiedere copie del libro, rivolgersi alla segreteria dell'AIL (051397483).

UN EMPIO DI COLLABORAZIONE FRA MEDICI UNIVERSITARI E OSPEDALIERI
Dalla prefazione del Rettore dell'Università di Bologna Fabio Roversi Monaco al libro "Quelli del Seràgnoli"

La rilevanza scientifica dell'Istituto di Ematologia Seràgnoli del Policlinico S. Orsola di Bologna è tale da rendere senz'altro apprezzabile una ricostruzione delle vicende storiche che ne mettano in luce le caratteristiche organizzative, culturali, di impegno nella ricerca e nella assi-stenza, di collegamento con la società civile e di coinvolgimento di persone generose ed illuminate: quei tratti, cioè, che ne fanno veramente un unicum per la storia del Policlinico e dell'Ateneo almeno di questi ultimi 50 anni.
Le testimonianze sono numerose ed hanno il pregio della genuinità: da esse emerge sia la grande capacità, il vigore, l'impegno del Prof Sante Tura, sia la lungimiranza di chi fu il suo maestro, il Prof. Domenico Campanacci, che seppe anzi vedere nuove prospettive della medi-cina ad esse indirizzando le energie dei suoi allievi migliori.
Dal 1974, data in cui il servizio di ematologia lasciò l'edificio cosiddetto delle Nuove Patologie, ad oggi, il cammino, tuttora positivo, è stato continuo e pienamente soddisfacente tanto per l'Ospedale quanto per l'Università.
È questo uno dei pochi casi in cui assistenza, insegnamento e ricerca - i tre aspetti fondamentali dell'impegno del docente e del ricercatore universitario - si sono svolti in modo armonico, nella collaborazione fra medici universitari e medici ospedalieri, che è condizione fondamentale dello sviluppo del nostro Policlinico, come degli altri Policlinici italiani.
Vorrei ricordare, infine, il modo e lo spirito con cui la Famiglia Seràgnoli ha inteso aiutare l'Università, contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo degli studi in un settore di tale importanza.
Lo spirito è quello, molto raro, di aiutare con continuità, senza riserve, senza condizionamento, una istituzione di ricerca che per svolgere appieno le proprie funzioni ha bisogno di tempo, di tranquillità e di mezzi.
Questo è avvenuto nell'Istituto di Ematologia Seràgnoli. Al di là del riserbo della famiglia, l'Università non può non dare atto di tanta lungimirante generosità.

IL NUOVO ISTITUTO
L'8 ottobre la giornata dell'inagurazione

La costruzione della nuova ala dell'Istituto di Ematologia ed Oncologia Medica "Seràgnoli", che sarà ufficialmente inaugurata 1'8 ottobre prossimo, è nata da una duplice esigenza, sia di ordine assistenziale che didattico.
L'esigenza primaria sul piano assistenziale è stata quella di fornire ai pazienti che giornalmente afferiscono al nostro Istituto un moderno Day Hospital, ove effettuare le terapie che essi richiedono, oltre che nuovi e funzionali ambulatori per le visite mediche alle quali debbono essere sottoposti. Dalla data della costruzione dell'originario edificio, la recettività ambula-toriale dell'Istituto di Ematologia è cresciuta progressivamente ed attualmente viene stimato che circa 80-100 pazienti si rechino giornalmente ai nostri ambulatori per effettuare visite mediche e/o esami specialistici.
I locali situati nel seminterrato dell'Istituto erano oramai chiaramente insufficienti da un punto di vista strutturale, oltre che ambientale, per fare fronte a questa nuova situazione e per soddisfare le motivate richieste dei nostri pazienti. Per questo motivo, l'intero piano terreno dell'edificio appena ultimato è stato destinato ad ospitare un ampio e funzionale Day Hospital, dotato di 8 letti per effettuare - senza necessità di ricovero continuativo - terapie mediche particolarmente complesse e di lunga durata, oltre che 9 ambulatori per le visite specialistiche. In questi spazi confortevoli i pazienti affetti da patologie ematologiche ed oncologiche potranno essere ospitati per ricevere tutte le prestazioni specialistiche delle quali hanno necessità.
La seconda esigenza che ha portato alla costruzione del nuovo edificio è stata, invece, di ordine didattico ed è anch'essa scaturita dalla crescita scientifica che l'Istituto ha compiuto nell'arco degli ultimi anni. L'intensificazione degli scambi culturali a livello nazionale ed internazionale, con frequenti conferenze tenute da Colleghi ospiti dell'Istituto, la coordinazione di protocolli terapeutici nazionali, con incontri di lavoro tra tutti i Ricercatori impegnati nel medesimo settore, la frequente presenza di Colleghi stranieri ospiti dell'Istituto per effettuare "stages" formativi e di perfezionamento, oltre che l'attività didattica quotidianamente svolta tanto nell'ambito del Corso di Laurea che delle Scuole di Specializzazione della Facoltà Medica, richiedevano nuovi spazi ove queste iniziative potessero trovare un'adeguata collocazione ed il supporto tecnologico ad esse necessario. Per fare fronte a queste esigenze il primo piano del nuovo Istituto è stato destinato ad ospitare una grande aula didattica multimediale, capace di ospitare circa 200 persone, un'ampia e funzionale biblioteca per la consultazione di volumi scientifici e, infine,una sala-studio per i Medici in corso di formazione specialistica ematologica.
Dal quotidiano utilizzo di questa nuova struttura, i Medici e Biologi che operano presso L'Istituto di Ematologia ed Oncologia Medica trarranno utile vantaggio per un ulteriore crescita a livello scientifico e per ottemperare al meglio ai propri irrinunciabili doveri assistenziali e didattici.

Prof. Michele Cavo

ANCHE L'ASSISTENZA DOMICILIARE RADDOPPIA

A distanza ormai di più di un anno dalla sua nascita, l'attività di Assistenza domiciliare Ematologica continua a segnare un costante e progressivo incremento, come del resto era ampiamente prevedibie. Se si confrontano i dati relativi ai primi mesi di attività (aprile 1997) con quelli dell'ultimo periodo, si ha una chiara visione del fenomeno: si è andati da una media di 20 visite mensili ad un'attività più che triplicata in questi ultimi mesi (dagli 80 ai 100 interventi domiciliari mensili di cui usufruiscono circa un atrentina di pazienti.
Il prossimo obiettivo, giustificato sia dall'aumento delle richieste di intervento, sia dalla volontà di coprire anche le notti e i fine settimana, è quello di aumentare l'organico, con l'inserimento di un secondo medico specialista che affiancherà la D.ssa Monica Benni, presumibilmente a partire dalla fine di quest'anno. In questa prospettiva, il Lions Club di Castenaso-Villanova Gozzadini, ha donato, il 25 giugno scorso, in occasione della Settimana Europea contro le Leucemie ed i Linfomi, una Fiat Panda destinata a tale servizio.
Viste le caratteristiche e le finalità di questo servizio, che si rivolge a pazienti spesso in condizioni cliniche precarie, con necessità a volte di terapie a domicilio molto impegnative, questo obiettivo diventa essenziale al fine di permettere al maggior numero possibile di pazienti di potersi curare a casa propria, circondati dall'affetto e dalle cure dei propri familiari.

Dr. Carlo Finelli

UN NUOVO SERVIZIO:
IL BANCO INFORMAZIONI E ACCOGLIENZA

Si chiamano Maria Angela, Meris, Raffaella,Teresa, Giancarlo, Paolo e Valerio.
Sono i volontari che, a partire da ottobre, saranno a disposizione di tutti coloro che lo desiderano, per rispondere a richieste di informazioni di vario genere, da quelle di carattere logistico a quelle di tipo burocratico nonché inerenti l'attività ed i servizi offerti dall'Associazione ai pazienti ed ai loro familiari.
Per tale servizio è stata prevista una postazione fissa nel nuovo atrio dell'Istituto dove i volontari saranno a disposizione degli utenti tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 7.30 alle ore 12.00. I volontari saranno chiaramente identificabili poiché indosseranno una divisa costituita da una giacca blu col Logo dell'Associazione ed una gonna o pantaloni grigi.
Per averci donato le divise ringraziamo di tutto cuore il Dott. Giovanni Martinelli e la linea Moda Giulia Galanti oltre al nostro socio Mauro Franceschelli.
Il servizio non ha alcuna funzione sostitutiva delle mansioni svolte dal personale dell'Istituto ma intende fornire un supporto informativo in più oltre ad un aiuto pratico e morale a coloro che ne hanno bisogno.
I volontari del servizio di accoglienza sono persone con una grande disponibilità e carica umana, che spesso hanno vissuto, direttamente o indirettamente, un'esperienza di malattia e che si sono messi a disposizione di quanti si trovino ora nella stessa situazione.

Dr. Achille Contedini

MULTITERAPIA DI BELLA: UN "CASO ITALIANO"
Intervista al Prof. Tura

Dalla fine di marzo è in corso all'Istituto di Ematologia e Oncologia medica "Seràgnoli" di Bologna la sperimentazione del Protocollo n. 1 della Multiterapia di Bella, che si svolge contemporaneamente anche a Roma e Torino, secondo le indicazioni del Ministero della Sanità. Responsabile della sperimentazione condotta all'Istituto Seràgnoli è il Prof. Sante Tura, affiancato dal Dott. Filippo Gherlinzoni.
Sui 26 posti disponibili per il protocollo n. 1 (linfoma non Hodgkin ad alto grado e leucemia linfatica cronica), sono stati selezionati 23 pazienti con i requisiti richiesti. Pazienti, cioè, con un'età superiore ai 18 anni e una malattia resistente ad almeno due linee di chemioterapia , che non hanno mai fatto uso in precedenza della Mdb. Per mancanza di richieste, non è mai partito invece il protocollo n. 1 riservato ai malati con linfoma non Hodgkin ad alto grado o leucemia linfatica cronica "all'esordio", non ancora sottoposti ad alcun tipo di terapia.
I risultati conclusivi saranno comunicati ufficialmente fra settembre e ottobre, ma,al di là dell'esito della sperimentazione, abbiamo intervistato il Prof. Tura per chiarire i criteri che guidano la ricerca in tutto il mondo tentando di riportare il "caso Di Bella" entro i limiti di un rigoroso dibattito scientifico, fuori da ogni pregiudizio e dai toni da "guerra di religione" che troppo spesso l'hanno caratterizzato. Per mesi il "caso Di Bella" ha infatti catalizzato l'atten-zione dei media e dell'opinione pubblica accompagnato da una forte onda emotiva che ha contribuito ad aumentare l'incertezza e la confusione fra i malati.

Da quando è scoppiato il caso Di Bella, la medicina ufficiale è stata messa sotto accusa. Crede che qualche responsabilità ci sia da parte degli oncologi?
"Penso che sarebbe ora di smetterla di demonizzare la medicina ufficiale. In fin dei conti in questi ultimi anni ha permesso di allungare e migliorare la qualità della vita. Ciò premesso, è bene chiarire che la medicina ufficiale si basa su un rigoroso iter di ricerca, seguito dalla presentazione dei dati, dalla discussione collegiale e dalla verifica dei risultati. Tutto questo avviene in simposi e congressi, ma soprattutto attraverso la pubblicazione sulle riviste internazionali. Quelle di maggior prestigio bocciano circa il 60% dei lavori che ricevono dopo averli sottoposti al vaglio dei revisori, cioè degli esperti. È dunque un tribunale severo quello a cui i ricercatori si sottopongono. In 30 anni non ho mai visto un lavoro del Prof. Di Bella pubblicato sulle riviste di oncologia ematologica. Se in questi anni ha guarito centinaia di pazienti avrebbe dovuto renderlo noto presentando dati, statistiche, specificando per quale tipo di tumore la sua terapia è efficace, e così via".

Il Prof. Di Bella sostiene che in realtà per avere accesso alle riviste è necessario avere appoggi accademici che a lui sono sempre stati negati. Funziona così?
"Per rispondere le racconto la storia di un cinese di nome Wang che era completamente sconosciuto. Una decina di anni fa scoprì che un derivato della vitamina A -l'acido transretinoico, un farmaco già allora usato ma non nella terapia dei tumori -guariva la leucemia acuta promielociti. Fu una grande intuizione, aiutata forse anche dal fatto che in Cina, poveri com'erano, ai malati davano i farmaci che avevano a disposizione. Ci volle più di un anno, ma poi "Blood", una rivista di grande prestigio, pubblicò il suo primo lavoro, poi chiese nuove sperimentazioni e verifiche. Dopodichè, passati tre mesi, tutto il mondo ha usato l'acido transretinoico: ecco l'esempio di uno sconosciuto che ha modificato la storia della leucemia acuta promelociti e adesso è noto in tutto il mondo".

Il Prof. Di Bella sostiene che la sua terapia non coincide con gli interessi economici delle case farmaceutiche. Non crede che ci possa essere qualcosa di vero?
"Se le case farmaceutiche che producono la somatostatina avessero minimamente pensato o anche solo intuito di avere in mano la sconfitta del cancro cosa avrebbero fatto? Lascio a voi la risposta".

Adesso però la sperimentazione è partita.
"Di fronte alle aspettative di tanti malati e delle loro famiglie è stato doveroso avviare la sperimentazione. Noi ci siamo fatti carico di questo impegno privi di qualsiasi pregiudizio e per fare chiarezza nell'esclusivo interesse dei malati. Lo facciamo con impegno e con rigore e quindi chiediamo di essere creduti quando esporremo i risultati raggiunti".

SPERIMENTAZIONE: PER SAPERNE DI PIU'

Oggi più che mai si parla di sperimentazione clinica in campo oncologico. Ma che cosa significa? Per saperne di più abbia. mo intervistaro il dr. Mauro Fiacchini, responsabile della pianificazione della ricerca clinica dell'Istituto "Seràgnoli".

Che cosa è la sperimentazione clinica in campo oncologico?
Sperimentazione clinica controllata o clinical trial è uno studio pianificato condotto su pazienti ammalati di cancro, con lo scopo di rispondere a precise domande riguardanti l'efficacia di nuovi trattamenti e/o di nuove modalità di impiego di trattamenti già sperimentati.

Qual è il fine ultimo della sperimentazione clinica controllata?
I risultati della sperimentazione clinica controllata accrescono la conoscenza medica e guidano la decisione medica all'impiego del trattamento capace di ottenere il beneficio del paziente, valutato in termini di più lunga sopravvivenza e/o di migliore qualità di vita e/o di minore incidenza o entità di effetti collaterali e/o di minore incidenza di ricaduta di malattia.

Qual è l'importanza della sperimentazione clinica controllata?
I progressi della scienza e della medicina in particolare sono il risultato di nuove idee e di nuovi approcci terapeutici la cui efficienza deve essere comprovata attraverso la sperimentazione. I nuovi trattamenti terapeutici (trattamenti sperimentali) debbono provare di essere sicuri ed efficaci, più sicuri ed efficaci dei trattamenti attuali per poter essere scelti come terapia standard, ovvero come terapia di prima scelta nei confronti di una specifica condizione patologica. I principi della sperimentazione scientifica, cui il clinical trial risponde, assicurano la ragionevole certezza dei risultati ottenuti e, quando questi siano positivi, autorizzano l'estensione del trattamento sperimentale a tutti i pazienti portatori della medesima patologia.

Esistono vari tipi di sperimentazione clinica?
Sì, esistono numerosi tipi di clinical trial. La risposta della sperimentazione clinica può riguardare la prevenzione, la diàgnosi, il controllo, la cura di una neoplasia, come pure lo studio dell'impatto psicologico della diagnosi sul paziente e sulla famiglia, la prevenzione degli effetti collaterali della terapia, il miglioramento della qualità di vita durante la malattia o durante la terapia, il controllo del dolore neoplastico.

Esistono varie fasi della sperimentazione clinica?
Si, lo studio dell'efficacia terapeutica di un nuovo trattamento passa attraverso varie fasi sperimentali, ciascuna delle quali deve rispondere a specifici interrogativi e a ciascuna delle quali possono essere assegnati pazienti in specifiche condizioni cliniche. Si riconoscono almeno quattro fasi attraverso le quali viene confermata e monitorata l'efficacia di un nuovo trattamento, ma le prime tre sono quelle considerate effettivamente sperimentali.
Studi di fase I: rispondono alla domanda "Di questo nuovo trattamento, che so essere tossico per la cellula neoplastica, qual è la dose e la via di somministrazione capace di ottenere i migliori risultati nell'uomo?" -Questi studi, volti alla ricerca sperimentale del dosaggio efficace, comportano notevoli rischi di tossicità per i pazienti che vi si sottopongono, per cui l'etica di comportamento richiede che solo pazienti per i quali non esiste altro trattamento utile conosciuto possano essere arruolati e solo previo consenso infornato.
Studi di fase II: rispondono alla domanda " A questo nuovo trattamento, che so essere tossico per la cellula neoplastica e del quale conosco la dose e la via di somministrazione più efficace e del quale conosco il margine terapeutico (limite tra efficacia terapeutica sulla neoplasia e tossicità per l'organismo colpito da neoplasia), quali tipi di neoplasia mostrano una risposta misurabile?" - Questi studi possiedono una tossicità accettabile e sono volti a gruppi di 100 - 200 pazienti per ogni tipo di neoplasia con lo scopo di documentare quali tipi di neoplasia sono più responsivi alla sostanza in sperimentazione. Quando il trattamento sperimentale ottenga una risposta misurabile per almeno un mese e in almeno il 20% dei soggetti sottoposti a trattamento, allora si ha ragionevole certezza della sua efficacia su quella specifica neoplasia.
Studi di fase III: rispondono alla domanda "L'uso di questo nuovo trattamento, che so essere tossico per la cellula neoplastica, del quale conosco le dose e la via di somministrazione più efficace, il margine terapeutico e l'attività nei confronti di questa specifica neoplasia, produce migliori risultati rispetto al trattamento standard?"
Questi studi si basano sul confronto di gruppi di pazienti, gli uni sottoposti al trattamento standard e gli altri al trattamento sperimentale. L'attribuzione all'unoo all'altro trattamento deve essere casuale e la dimensione dello studio deve essere elevata per fare si che le caratteristiche biologiche dei pazienti si distribuiscano in maniera casuale tra i trattamenti. I pazienti usual-mente eligibili per gli studi di fase III sono quelli che, con definite caratteristiche di malattia, non sono stati precedentemente trattati.
Studi di fase IV: rappresentano, in effetti, la fase osservazionale ovvero il monitoraggio a lungo termine dei trattamenti sperimentali che, una volta superate le precedenti fasi di studio, entrano nella pratica terapeutica e vengono estesi a larga fascia di pazienti. Sono utili alla conferma dell'efficacia, della percentuale e della durata di risposta oltre che alla definizione, su larga scala, dell'incidenza e severità degli effetti indesiderati a breve e lungo termine.

In quale fase si colloca la sperimentazione della "Multiterapia Di Bella" (MDB)?
Lo studio per la valutazione della MDB è uno studio di fase II non randomizzato. Essendo già noto il margine terapeutico delle varie sostanze impiegate nel cocktail Di Bella, non è necessario iniziare lo studio sperimentale partendo dalla prima fase. E' necessario, invece, verificare su quali tipi di neoplasia esso risulti efficace. In particolare, relativamente al Protocollo n. l, di cui è coordinatore il prof. Franco Mandelli, direttore della Divisione di Ematologia dell'Università "La Sapienza" ed al quale partecipano l'Istituto di Ematologia "Seràgnoli" diretto dal prof. Sante Tura e la "Divisione Universitaria e Divisione Ospedaliera di Ematologia" di Torino dirette dal prof. Alessandro Pileri, ha lo scopo di verificare l'efficacia (percentuale di risposte misurabili e sopravvivenza globale) del trattamento MDB in pazienti affetti da malattie linfoproliferative: linfomi non-Hodgkin ad istologia aggressiva e leucemia linfoide cronica.

GIRO IN BARCA A VELA PER L'AIL

Mare e solidarietà si sono sposati in un binomio unico. Il decimo Giro d'Italia in barca a vela ha visto infatti le vele dell'imbarcazione Cervia-Ail issare per tutta la durata della competizione i vessili dell' Associazione di volontariato che lottoa contro le leucemie. Un gemellaggioche si è protratto lungo l'intero tour della Penisola, durante il quale al timone della barca sinonimo di speranza si sono alternati alcuni tra i più bravi skipper attualmente in circolazione come Bianchetti, Ricci, Piani, Luciani e Lugaresi.
L'idea, accolta e amplificata da Cino Ricci, già eroe di Azzurra, dal presidente dell'Ail nazionale Ennio Parrelli e dal suo vice Franco Mandelli, si è così dimostrata azzeccata.Il messaggio dell' Associazione contro le leucemie ha avuto una diffusione capillare e soprattutto ha raggiunto porti e cittadine affollate di turisti e gente del mare; a tutti loro è arrivato in modo spontaneo e vincente: Ad ogni tappa, poi, hanno provveduto i volontari a spiegare i contenuti della loro opera allestendo un banchetto che ha fatto quasi sempre da sponda ideale a quello successivo in un altro porto, fino alla tappa finale del 15 agosto a Cervia, dove la carovana in barca a vela ha vissuto il suo epilogo.
Per la circostanza L'Ail è stata rappresentata dal presidente della sezione bolognese dottor Achille Contedini, anche nelle vesti di consigliere nazionale. Uno spettacolo insomma che ha visto le vele dell' Associazione italiana contro le leucemie gonfiarsi dall'isola d'Elba, luogo della partenza data il 13 luglio, per poi snodarsi lungo le migliaia di chilometri di costa toccando Fiumicino, Casamicciola, Messina, Catania, Reggio Calabria, Crotone, Taranto, Civitanova, Trieste e, ultima, Cervia.
Una esperienza da ripetere.

L'ANGOLO SCIENTIFICO

I GENI CHE PRESERVANO DALLE ONCOEMOPATIE
Da anni si parla molto dei geni che inducono cancro e leucemie (oncogeni), ma solo in tempi recenti hanno guadagnato la ribalta i geni che li prevengono. Nella patogenesi del cancro, e le leucemie non fanno eccezione, il momento della diagnosi clinica è l'ultima di una serie di tappe destinate a conferire alle cellule cancerose la capacità di soverchiare la controparte normale, capacità del tutto peculiare, frutto della perdita del controllo della proliferazione (il cancro è in genere una massa di cellule che cresce e si espande a spese del tessuto normale in cui si sviluppa), della perdita della capacità di differenziamento (il cancro è una massa di cellule che non sono capaci di svolgere le funzioni dell'organo in cui si sviluppano), dell'acquisizione della capacità di perforare le pareti dei vasi e di andare a localizzarsi in altri organi (nella progressione del cancro si assiste di frequente alla comparsa di metastasi) e dell'acquisizione della resistenza ai farmaci (i protocolli di chemioterapia sono sovente più tossici sulle cellule normali che non sul cancro). Nel loro insieme, tutte queste tappe scandiscono nelle cellule un processo evolutivo che porta alla comparsa, alla selezione e alla espansione di errori nel loro patrimonio genetico. I geni oncosopressori sono tanti: essi lavorano all'unisono e in collaborazione l'un con l'altro, ognuno per la sua specifica competenza, provvedendo all'arduo compito di arginare le deleterie conseguenze dei tanti agenti potenzialmente dannosi per l'integrità del nostro patrimonio genetico (la componente ultravioletta delle radiazioni solari, le onde elettromagnetiche presenti nell'atmosfera, le sostanze chimiche accumulate nell'ambiente), favorendo la riparazione delle sequenze di DNA che hanno subito un danno prima che esse vengano replicate e impedendone la reduplicazione, il passaggio cioè dalla cellula madre alle due cellule figlie, quando esse sono state già replicate. Le fila di tutto questo complesso lavoro le tira il gene oncosopressore per eccellenza: p53. Per questo motivo, p53 ha meritato le suggestive definizioni di "angelo custode" e di "guardiano del genoma" delle cellule. La crucialità del suo ruolo è dimostrata dal fatto che tutte le cellule, dalle più semplici (i lieviti) alle più complesse ( eucarioti) lo esprimono, che in più del 50% dei tumori esso è mutato e incapace a svolgere le sue normali funzioni e che i virus che inducono il cancro lo inattivano. Nessuna sorpresa dunque che l'interesse dei ricercatori verso p53 sia andato esponenzialmente crescendo negli ultimi anni e che il numero di articoli scientifici sia lievitato in modo paragonabile solo all'AIDS. La messe di lavoro sull'argomento ha identificato in gran parte i meccanismi attraverso cui p53 lavora: esso arresta la proliferazione delle cellule, ponendole in uno stato di quiescienza che favorisce la riparazione del DNA Se l'insulto subìto è troppo grande e il danno al DNA troppo esteso per essere riparato, p53 attiva i sistemi di autodistruzione della cellula, forzandola a commettere suicidio (morte per apoptosi). Molto resta ancora da chiarire sul ruolo di p53 nei diversi tumori e leucemie, e ancora agli albori è la ricerca sulle possibilità di modulare l'attività di p53, al fine di ridurre l'aggressività dei tumori ed aumentarne la responsività ai farmaci. L'Istituto Seràgnoli,
grazie anche al contributo economico dell'A.I.L., ha contribuito con osservazioni originali alle conoscenze sull'argomento, specificatamente riguardo alla Leucemia Mieloide Cronica, ed ha tuttora in corso progetti da cui sono attesi risultati di interesse clinico.

Dott.ssa Maria Alessandra Santucci

PERCHE' ALCUNE LEUCEMIE ACUTE NON GUARISCONO?
Nell'immaginario collettivo la parola "leucemia" evocava ed evoca ancora spesso qualcosa di terribile e, soprattutto, di non curabile nè tantomeno guaribile.
Questo era sostanzialmente vero un quarto di secolo fa; gli sviluppi avvenuti negli ultimi 25 anni hanno permesso di disegnare un quadro molto variegato, ma ben diverso. Prima di tutto, c'è infatti da dire che c'è leucemia e leucemia; come per la generica parola "tumore" in uno stesso fascio,dicendo "leucemia", si prendono erbe ben diverse, che di comune, oltre al generico nome, hanno senz'altro una cosa (ma non molto altro ): essere figlie di una cellula che, sfuggita ai controlli dell'organismo, è cresciuta e si è riprodotta in modo non controllato e senza la minima voglia di essere utile alle esigenze dell'organismo (che, nel caso delle cellule del sangue, e in particolare dei globuli bianchi, vuol dire soprattutto difenderci bene dalle infezioni). C'è leucemia e leucemia, quindi: si passa da forme "croniche", cioè a sviluppo più torpido, a forme "acute", che si presentano più spesso facendo "stare male" la persona e portandola a richiedere delle cure in tempi brevi. Cerchiamo qui di fare il punto sulle forme acute. Intanto con i pro-gressi delle cure, acuto non vuole dire "peggio",ma indica solo la maggiore urgenza del quadro di presentazione. E poi, anche qui bisogna ben distinguere tra leucemie acute mieloidi o linfoidi, del bambino, dell'adulto o dell'anziano.Perchè citare l'età? Perché le cure hanno degli effetti ben diversi a seconda dell'età
Vediamo le leucemie acute linfoidi: la percentuale di gaurigione nel bambino è elevata, ma già dal giovane adulto le cose cambiano in maniera molto netta, peggiorando poi ulteriormente nell'anziano. Sembra di essere di fronte a due malattie diverse. Passiamo poi alle leucemie acute mieloidi: qui l'intensificazione della chemioterapia con metodiche di autotrapianto o di trapianto allogenico ha migliorato di molto la prognosi nell'adulto, ma non è stato ancora così nel bambino; la difficoltà di potere applicare gli stessi tipi di cura nell'anziano si è unita, anche in questa malattia, a una minore sensibilità alle cure, con conseguente peggiore esito nella persona di età più avanzata.
Fra le leucemie mieloidi acute sono emerse e stanno emergendo forme "particolari", caratterizzate da specifiche alterazioni dei cromosomi, che guariscono in larghissima maggioranza con le combinazioni adeguate di terapia; fra tutte, la leucemia acuta promielo-citica, una volta sinistramente chiamata "leucemia fulminante".L'affresco che si è dipinto ha, quindi, attualmente, delle magnifiche zone di luce, ma anche, purtroppo, delle aree d'ombra. Infatti, ricapitolando, una parte delle leucemie acute, mieloidi e linfoidi, è resistente già al primo ciclo di cura; un'altra parte va incontro alla scomparsa della malattia, che però dopo un periodo di tempo variabile, si ripresenta. Perché questo succede? Questo interrogativo costituisce uno dei più formidabili quesiti attuali e un particolare stimolo alle ricerche in questo campo. Solo qualcosa ci è noto attualmente e questo qualcosa sottolinea la notevole complessità dei meccanismi preposti all'omeostasi del nostro organismo.
Alcune linee di ricerca possono però essere utili per capire meglio in che direzione ci si stà muovendo per risolvere la resisitenza alle cure. In primo luogo, le alterazioni genetiche: si è visto che, come esistono alcune alterazioni "buone", che si associano più frequentemente della media alla guarigione, esistono alnche alterazioni "cattive" che sono legate ad una prognosi peggiore.
Se questo sia poi legato a una minore sensibilità ai farmaci in queste forme, o una aumentata produzione di sostanze favorenti la crescita o ricrescita della popolazione leucemica, è argomento di ricerca attuale.In secondo luogo, si è visto che le cellule leucemiche resistenti sono dotate di "macchinari" per espellere il più rapidamente possibile i farmaci dal loro interno, cosa che le cellule "buone" non hanno. Di qui, la produzione e la ricerca di sostanze chiamate "revertanti" della resistenza, in grado, se omministrati insieme ai farmaci antileucemici, di aumentarne la quantità che rimane all'interno della cellula leucemica,con conseguenti maggiori danni.
A proposito di questi primi due punti, si sta notando che sia la frequenza di alterazioni genetiche, che la presenza di macchinari per la resistenza cresce come frequenza con il crescere dell'età. In terzo luogo, c'è poi da sottolineare l'alterazione del bilancio immunitario.Si usa dire che noi eliminiamo tutti i giorni cellule che si sono alterate e che, se lasciate libere, potrebbero dare origine a tumori.
Una sorveglianza immunitaria alterata è chiamata in causa soprattutto quando si ha una ripresa di malattia dopo che questa sembrava eliminata; ecco, di conseguenza, i tentativi di mantenere una sorveglianza adeguata mediante lo stimolo dato da prodotti ad azione immunostimolante e la eccitante frontiera dei "vaccini" su base molecolare, per stimolare una risposta superselezionata a popolazioni leucemiche residue, sommerse ma ancora pericolose. Questo breve panorama indica soprattutto una cosa: che si sono vinte alcune importanti battaglie, ma che altre grosse sfide sono in corso e necessitano di una solida attività di ricerca.

Dott. Giuseppe Visani

UNA SORPRESA PER LA VITA
EDIZIONE 1998 - 27-29 MARZO

La distribuzione delle uova, quest'anno, è stata davvero eccezionale. Abbiamo, per la prima volta, superato quota 6000, in molti luoghi, abbiamo dovuto terminare la distribuzione un giorno prima. Ringraziamo, perciò, tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa e tutti coloro che hanno prestato la loro opera come volontari. In particolare, ringraziamo i Club Rotaract Bologna Carducci e Bologna Nord per aver effettuato la distribuzione presso Galleria Cavour oltre alla Roun Table n. 28 che ci ha consentito di essere presenti a Ferrara ottenendo eccezionali risultati.La collaborazione con la Round Table di Bologna e Ferrara, nata nel dicembre 1997 grazie ad un service a carattere nazionale, proseguirà per lìintero anno 1998.
Ricordiamo la distribuzione delle "penne ecologiche" presso Galleria Cavour effettuata nel mese di dicembre scorso dalla Tavola di Bologna e la distribuzione delle stelle di Natale effettuata a Ferrara dalla Round Table Locale.

UN GRAZIE PARTICOLARE...

Alla Direzione della BNL di Bologna per il consueto spazio concessoci presso il proprio magazzino per La realizzazione delle iniziative A.I.L.; alla Virtus-Kinder per averci permesso la distribuzione di videocassette natalizie il cui ricavato (Lire 31 milioni) sarà destinato al potenziamento del servizio di assistenza domiciliare e di aver devoluto l'incasso della partita amichevole d'esordio contro la Zucchetti Reggio Emilia (nella foto il nostro tavolo all'interno del Palamalaguti) ed, ancora, al Dott. Dario Lucchetti a cui verrà dedicata l'aula dei medici specializzandi a ricordo della grande generosità dimostrata a favore dell'Associazione. Non possiamo dimenticare, poi, il gesto del Sig. Lorenzo Nannetti e della Signora Maria Paola Lorenzoni che hanno raccolto fondi a favore dell'Associazione in occasione del loro matrimonio. Ed ancora un enorme grazie a coloro che hanno organizzato iniziative a nostro favore: la G.S. Pallacanestro di Castel S. Pietro, la Polisportiva Ponte Ronca e la CIM di Bologna.


Alcuni volontari sotto uno dei gazebo allestiti ai Giardini Margherita il 27 giugno scorso distribuiscono aquiloni per ricordare la Settimana Europea contro le Leucemie e i Linfomi. In quell'occasione gli artisti di strada hanno intrattenuto i passanti con spettacoli di vario genere.

L'ANGOLO DELLA POSTA

Ci sono momenti, piccoli fatti, sensazioni che non sono solamente moti, dell'anima ma le nostre memorie più intime.
Come dimenticare il primo appuntamento, il primo libro d'amore letto e nascosto agli occhi della mamma, il primo rossetto, il primo stipendio rigirato fra le mani, con un piccolo gesto di orgoglio, il primo capello bianco?
E le canzoni? Una punteggiatura alle nostre emozioni. A chiunque, riascoltando una vecchia canzone, salgono i ricordi di un amore, dell'ultimo giorno di scuola, di un viso di un amico che credavamo dimenticato ma che la musica ci fa ritrovare. Personalmente anche la frutta mi fa ritornare giovane. Non ridete ma un bel cartoccio di ciliegie mi fa ritornare giovane e mi ricorda meravigliose primavere di allegria e speranza. A questo punto -lo so- vi chiederete cosa c'entrano i rossetti, le canzoni e le ciliegie con il volontariato. C'entrano, c'entrano.
Il volontariato nasce da un piccolo pensiero (perchè no?, anch'io) che diviene moto dell'anima, dono, impegno, bisogno.
Penso che per molti di noi, finita la militanza politica con la caduta delle stratificate ideologie, è subentrata la necessità dell'altruismo sociale. Ma soprattutto per tanti l'esperienza della malattia sulla propria persona ha fatto in modo che si consolidassero le singole adesioni alle iniziative di volontariato. Cosi è nata l'organizzazione di Bologna A.I.L.
Conservo ancora una cartolina di richiesta di adesione che presi alla Farmacia Alberani, scrissi il mio nome su un'altra e non ci pensai più. Un giorno mi telefonò una voce: si chiamava Beloyanna, era la segretaria della nascente associazione. Siamo diventate amiche. Adesso c'è Silvia giovane (beata lei!) e molto efficiente e anche con lei è nata l'amicizia. Molti amici fatti e anche ritrovati. Molte stelle natalizie distribuite e molte uova pasquali fatte mangiare. Ma un pensiero spesso mi accompagna in questo percorso: Roberto. Roberto era in corsia, l'ho conosciuto facendogli compagnia in ospedale e a casa sua. Era buono, solo e sfortunato, ora non c'è più. A te Roberto dedico il mio volontariato.

Anna Maria Barbi

 

Vorrei chiedere al Prof. Tura se ritiene che la creazione di una banca dati nazionale dove siano raccolti i dati delle sperimentazioni di nuovi fannaci e di nuovi protocolli, realizzati da tutti i centri italiani, sia indispensabile per la ricerca e la cura. Mi rendo conto che ciò può ledere interessi di parte in quanto equivarrebbe a rendere pubblici i propri multati senza alcuna pubblicità o ritorni in termini di immagine ed economici. Mi auguro, comunque, che nella nuova ala dell'Istituto di Ematologia che si sta costruendo trovi spazio anche questa idea. Tra l'altro questa potrebbe essere una concreta iniziativa locale o nazionale a cui dedicare una , campagna di raccolta fondi.

Renato Cavallari

In realtà esiste già un canale di pubblicizzazione dei nuovi protocolli di ricerca e ciò è rappresentato da INTERNET. In particolare, l'Istituto "Seràgnoli" possiede, così come un po' tutti i centri di ricerca, un proprio sito Internet il cui indirizzo è:

www.ematbo.unibo.it

Presso tali indirizzi sono riportati l'attività degli Istituti, i protocolli di ricerca portati avanti oltre ai risultati raggiunti.