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BASI SOLIDE PER GRANDI OBIETTIVI

Raccogliere fondi per finnziare l'attività. Questa la prima esigenza di una associazione di volontariato. Priorità da soddisfare anche per l'Ail di Bologna in ogni modo, tradizionale o totalmente innovativo.
Qualcuno ha già detto che all'ombra di un ombrellone si è portati a pensare... Per me che amo i grandi spazi senza ostacoli, il veleggiare nell'immenso del mare è fonte di grande distensione e di riflessioni. Le mie vacanze preferite le trascorro in crociera e mentre ascolto l'ampio respiro del mare penso. Quest'anno il mio pensiero ricorrente era proprio su ciò che dobbiamo ancora fare per l'Ail di Bologna, e tante e tali sono le cose di cui c'è bisogno che a volte mi scoraggiavo, nella consapevolezza della nostra piccola dimensione.
Poi la speranza, derivante dall'innegabile grande cuore dei bolognesi, dimostrato di fronte ad ogni nostra iniziativa, mi confortava. Resta comunque il fatto che per realizzare una casa di accoglienza per i pazienti di province lontane, un servizio di trasporto per i residenti in difficoltà nel raggiungere l'Istituto "Seràgnoli", il potenziamento dell'assistenza domiciliare, la realizzazione di un nuovo sistema di depurazione dell'aria nei reparti con i pazienti a rischio, l'acquisto di attrezzature sempre più sofisficate, ecc... per parlare di alcuni degli obiettivi che ci proponiamo, servono tanti fondi. Considerato che la nostra Onlus non riceve alcun aiuto fmanziario dalle istituzioni pubbliche, a differenza di altre, il problema non è da poco. Come quindi raccogliere i denari? Le uniche nostre fonti sono la distribuzione delle Stelle di Natale e delle uova di Pasqua, uno spettacolo teatrale all'anno, le offerte dei privati e qualche sporadica iniziativa. Ora stiamo distribuendo nei negozi di Bologna e provincia delle cassette per la raccolta di offerte, ma è poca cosa anche se in qualche modo questo può contribuire ad essere presenti ancora più capillarmente sul territorio. Ognuno di noi potrebbe attivarsi per reperire nuovi soci: basterebbe che ciascuno ne portasse due per infoltire notevolmente la schiera delle persone sensibilizzate alla nostra causa. Poi il dilemma... fare anche noi come tanti oramai stanno già facendo? Bombardare i cittadini con spot radiofonici e/o televisivi? Certamente il ritorno in termini economici sarà notevole, considerato il proliferare di queste iniative. Ma è etico utilizzare così i denari elargiti per scopi diversi e ben precisi? Forse sì, considerato che servono a moltiplicare i fondi destinati allo scopo primario; oppure i deve continuare lungo la via fin qui seguita? Queste considerazioni ancora oggi mi assillano. Una cosa comunque ho chiara in testa: gli obiettivi che assieme a tutto il Consiglio ed a voi dobbiamo raggiungere, dopo che ci sentiremo interiormente soddisfatti di avere realizzato qualche cosa di socialmente utile, nell'intento di aiutare i medici a guarire il malato o per lo meno a rendergli migliore la qualità della vita. Questo però non ci dovrà appagare, perche altri e più importanti traguardi ci aspettano. Un ringraziamento ed un cordiale saluto.

Achille Contedini


21 giugno 1999 Giornata Europea contro le Leucemie e i Linfomi.
Ospiti: Tonino Guerra e Lucio Dalla.

Un'occasiane unica, quella offerta da BolognAil ai suoi sostenitori e simpatizzanti, per assicurarsi le riproduzioni di prestigiose litocalcografie donate dal poeta e artista Tonino Guerra, romagnolo doc di Sant'Arcangelo di Romagna e amico fraterno del professor Sante Tura. I rapporti di stima reciproci e la fiducia nel lavoro dell'Associazione contro le leucemie hanno spinto Guerra a fare omaggio al sodalizio di volontariato di una serie limitata di riproduzioni di due opere originali, copie che l'autore ha comunque passato tutte a mano conferendo loro un'unicità da collezionisti. Un gesto che permetterà ai volontari bolognesi di raccogliere fondi da destinare alle attività istituzionali dell'associazione. Le riproduzioni possono essere richieste fin d'ora, preferibilmente di persona, alla sede dell'Ail di Bologna presso l'Istituto di Ematologia "Seràgnoli" del Policlinico S. Orsola in via Massarenti, 9.
Per informazioni rivolgersi al numero telefonico 051397483.

IL DOVERE D'INFORMARE

A margine di una notizia apparsa recentemente su "la Repubblica" con la quale si informava il lettore che "la leucemia era stata sconfitta", abbiamo chiesto al Prof. Sante Tura un Suo parere sull'importante problema costituito dall'informazione di notizie mediche da parte dei mass media. Ecco qual è stato il Suo commento.

Informare è un dovere della comunità scientifica affinchè l'intera società civile cammini e progetti in conformità al progresso delle conoscenze. Restringendo l'informazione al campo medico, questa investe un obiettivo costituito dall'uomo e dalla sua integrità fisica e psichica. La ricerca biomedica sta facendo enormi progressi e in continuazione sposta in avanti la vita media migliorandone la qualità.
Consci di questo, tutti noi abbiamo orecchie particolarmente sintonizzate su quanto giornali e televisioni riportano sulle evoluzioni della ricerca medica.
Pur volendo analizzare questo rapporto società scientifica - società civile restando in superficie, ad una domanda siamo chiamati a rispondere.
Quale è l'utilizzo pratico che il non medico può fare o fa dell'informazione?
Oggi il colloquio medico malato, medico parente del malato è totalmente nuovo. Oggi il medico espone in termini comprensibili la natura della malattia offre, quando ci sono, le possibili soluzioni terapeutiche illustrandone la metodologia per acquisire il risultato. Un paziente colto, un parente informato facilita il compito del medico e trasforma il paziente da oggetto delle procedure terapeutiche a cogestore. Si riduce così di molto l'impegno e la responsabilità del medico. Egli deve essere certo di conoscere le migliori proposte terapeutiche gravate da tutti gli aspetti negativi ed esaltate dalle frequenti e numerose possibilità di guarigione. Quindi l'informazione è utile al medico, al paziente e ai parenti e proprio perchè è utile essa deve essere corretta.
Il Ricercatore è portato a comunicare ai mass media i risultati delle proprie ricerche spesso troppo precocemente, prima cioè che essi siano consolidati generando non raramente false speranze. Come si potrebbe rimediare? I grandi mezzi d'informazione dovrebbero avere un gruppo di esperti ai quali fare riferimento ogni qual volta una notizia scientifica giunge alle redazioni, alle agenzie di stampa come comunicati, o quando i giornalisti in privato o in conferenza stampa ricevono messaggi medico scientifici importanti con ricaduta clinica immediata.
A tutti interessa molto sapere che sono in itinere ricerche che nel prosssimo futuro porteranno alla guarigione di molte malattie genetiche ma è d'immediato impatto emotivo il sapere a mezzo stampa che una malattia incurabile è divenuta guaribile con una nuova procedura terapeutica.
Se i mezzi di comunicazione fossero dotati di esperti nei vari campi potrebbero far filtrare l'informazione e farla così giungere al lettore spogliata di quell'entusiasmo di cui il Ricercatore non può non rivestirla e che spesso non è passata al vaglio di una sufficiente verifica su larga scala mediante studi controllati. I mass media non debbono cercare la notizia che fa scalpore ma la notizia vera, consolidata, verificata. Se questo deve essere perseguito in ogni settore della conoscenza, a maggior ragione lo deve essere nel campo medico. La forza dei mezzi di comunicazione è enorme. Essi possono fare molto bene alla comunità ma altrettanto male. Non abbiamo bisogno d'illusioni, in nessuna area di nostro interesse né tanto meno nell'area medica assistenziale.
Abbiamo bisogno della stampa e della televisione per raggiungere tutti quando dobbiamo comunicare ai nostri simili informazioni suggerimenti utili alla gestione della loro vita e nel contempo abbiamo bisogno di tanto silenzio quando i risultati non sono ancora consolidati perché nessuno che non sia addetto ai lavori può rapidamente giudicare l'importanza della notizia, mettendosi così al riparo da facili illusioni.

Prof. Sante Tura

UNA GIORNATA EUROPEA CONTRO LE LEUCEMIE ED I LINFOMI

Bologna - Tonino Guerra e Lucio Dalla ospiti d'eccezione per l'AIL in occasione della Giornata Europea contro leucemie, linfomi e mielomi che ha vissuto lo scorso 21 giugno, nell'aula "Maria Teresa Chiantore" dell'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Seràgnoli" il suo appuntamento più importante. Un momento di festa autentica che al contempo ha permesso una profonda riflessione sul cammino percorso nella lotta contro le malattie del sangue, raccogliendo le testimonianze di quanti in prima linea sono quotidianamente impegnati.
Accolti dal direttore dell'Istituto professor Sante Tura sono intervenuti Alberto Romani in rappresentanza di BolognAIL, Cécile Van Lommel per AGEOP-Ricerca, il dottor Giuseppe Bandini, Marussa Cuttin e, come ricordato, Tonino Guerra e Lucio Dalla che hanno dato vita ad interventi decisamente originali.
D'altra parte proprio Guerra aveva indicato nel biglietto d'invito alla giornata quello che sarebbe stato il contenuto del suo intervento: "Vengo a Bologna per curare con delle parole poetiche i grandi professori della città e me stesso. Se poi c'è qualched'un altro meglio per lui". E in effetti numerose erano le persone che hanno affollato l'aula magna dell'Istituto bolognese per ascoltare i relatori.
E' stato un susseguirsi di testimonianze e contributi che hanno permesso di aprire uno squarcio imponente nel mondo delle malattie del sangue, sui progressi fatti dalla medicina in questo campo e sulle sensazioni, stati d'animo e difficoltà di quanti, direttamente coinvolti sui vari fronti, vivono quotidianamente questa battaglia. Dopo gli interventi di Alberto Romani e Cécile Van Lommel che hano illustrato rispettivamente l'operato e i passi in avanti compiuti da AIL e AGEOP-Ricerca il contributo del professor Sante Tura, incentrato sui progressi della ricerca e sulle nuove frontiere del futuro, e quello del dottor Giuseppe Bandini che ha fornito particolari sulla donazione di midollo osseo, hanno permesso ai presenti di avere un quadro chiaro sul panorama delle terapie in campo ematologico nazionale e mondiale. Tura ha sottolineato ancora una volta come l'ematologia possa vantare negli ultimi trent'anni progressi enormi che le hanno permesso di scrollarsi di dosso la nomea di "specialità delle croci", per essere invece additata come la branca medica che più di tutte ha cercato e trovato nuove modalità terapeutiche sempre più efficaci e determinanti per aumentare le possibilità di sopravvivenza e cura dei tanti malati: "Le vittorie conseguite - ha però ammonito lo stesso professor Tura - non possono saziare quella che è la costante fame di conoscenze necessarie per abbattere gli ostacoli che ancora ci dividono dalla vittoria sulle malattie del sangue. L'impegno ad eliminare l'ultima cellula leucemica, o tumorale è l'obiettivo terapeutico di oggi, giacchè abbiamo la possibilità di documentarne la presenza, anche se così nascosta come una cellula malata su 50mila sane".
E allora spazio all'immunomanipolazione come alternativa alla terapia citotossica, che permette di "attivare il sistema cellulare preposto alla difesa dell'organismo, e stimolarlo ad eliminare il residuo di malattia come se eliminasse un corpo estraneo. Per ottenere lo scopo si va dalla identificazione dei prodotti cellulari che possono attivare la risposta immunologica specifica, alla ingegnerizzazione delle cellule che "in vitro" vengono educate ad identificare le cellule malate e poi a distruggerle".
La chemioterapia sta facendo nuovi progressi e lo stesso trapianto di midollo osseo potrebbe nel prossimo futuro non essere più indispensabile. Insomma - ha concluso Tura - "la lunga marcia verso la soluzione del problema leucemie e linfomi ha percorso molte miglia, sicuramente molte di più di quelle che deve ancora percorrere per raggiungere la meta: cioè il controllo o la guarigione delle leucemie, linfomi e mielomi". Ringraziamenti all'operato dei medici e tanta fiducia nel futuro da parte di Marussa Cuttin, che ha portato la sua personale esperienza di ammalata guarita grazie alle cure degli ematologi del "Seràgnoli".
Inevitabili ma coinvolgenti invece le digressioni di Tonino Guerra che ha "inondato" i presenti con la sua romagnolità verace, la sua vena poetica e artistica e la sua voglia di stupire, inframmezzate dal racconto di vicissitudini personali, sia in campo medico, sia negli anni della guerra, che hanno permesso di capire la profondità e complessità del personaggio. In questo spalleggiato dall'amico Lucio Dalla, sempre presente nei momenti più importanti della storia dell'Istituto.
Una giornata di successo quindi che, come era nelle intenzioni degli organizzatori, ha permesso di divulgare notizie e informazioni fondamentali per capire l'impegno dei medici, la dedizione dei ricercatori, la generosità dei volontari e la solidarietà agli ammalati e alle loro famiglie.

Gaetano Foggetti


Tonino Guerra


Alberto Romani


Tonino Guerra e Lucio Dalla


Dott. Giuseppe Bandini


Prof. Sante Tura


Marussa Cuttin

L'ANGOLO SCIENTIFICO

I LINFOMI: UN NEMICO COMPLESSO DA BATTERE
I linfomi sono neoplasie a partenza dal tessuto linfatico. Vengono suddivisi in due grandi gruppi: il linfoma di Hodgkin e i linfomi non Hodgkin, che si differenziano per molteplici caratteristiche, quali gli aspetti istologici, molecolari citogenetici, il comportamento clinico, la risposta alla terapia. Anche sul piano epidemiologico, vi sono profonde differenze tra linfoma di Hodgkin e linfomi non Hodgkin. Infatti, secondo l'osservatorio epidemiologico del National Cancer Institute di Bethesda, negli Stati Uniti, l'incidenza del linfoma di Hodgkin è attualmente pari a 2.9 casi per 100.000 abitanti per anno, con una tendenza verso una lenta, ma progressiva, riduzione del numero dei casi (circa del 12% nel periodo 1973-1991) e verso una più marcata riduzione del tasso di mortalità; al contrario, il tasso annuo di incidenza dei linfomi non Hodgkin negli Stati Uniti è attualmente pari a 15.1 casi per 100.000 abitanti per anno, ed appare in continuo aumento, con un rate di incremento medio annuo del 4% per gli uomini e del 3% nelle donne. I linfomi non Hodgkin rappresentano, al momento attuale, la 7° causa di morte per neoplasia maligna negli Stati Uniti. Anche la distribuzione della malattia nelle diverse decadi di vita è differente nellinfoma di Hodgldn rispetto ai linfomi non Hodgkin. Mentre il linfoma di Hodgkin ha una caratteristica distribuzione bimodale, ovvero un primo picco di incidenza nell'età giovane-adulta (15-35 anni) e un secondo picco nell'età più avanzata (oltre i 50 anni), il rate d'incidenza dei linfomi non Hodgkin aumenta progressivamente con l'età, con un netto incremento verso i 50 anni e un picco massimo intorno agli 80 anni. Negli anni più recenti l'incidenza di linfomi non Hodgkin si è verificata a carico di tutte le classi di età sopra i 30 anni, ma l'incremento più rilevante si è avuto a carico degli individui più anziani. Ciò ha fatto elevare a 65 anni l'età globale media di insorgenza dei linfomi non Hodgkin nelle aree sviluppate, di contro all'età media di 35 anni per i soggetti con linfoma di Hodgkin. Per quanto riguarda invece l'incidenza della patologia linfomatosa in relazione al sesso e alla razza, i soggetti di sesso maschile e di razza bianca risultano maggiormente colpiti sia nel linfoma di Hodgkin, sia nei linfomi non Hodgkin. Quali sono i fattori di rischio per sviluppare un linfoma, sia esso Hodgkin o non Hodgkin? Vi sono molte indicazioni, di ordine epidemiologico, sierologico, e molecolare, che suggeriscono che il virus di Epstein-Barr, agente eziologico di una assai frequente malattia dell'età giovanile a decorso benigno, la mononucleosi infettiva, sia associata a numerosi casi di linfoma di Hodgkin e ad un particolare tipo di linfoma non Hodgkin, il linfoma di Burkitt endemico, che colpisce tipicamente pazienti pediatrici in determinate aree del continente africano (Uganda, Tanzania). Altri virus (HHV6, HTLV 1) sono stati recentemente indicati come possibili determinanti nella patogenesi della proliferazione linfomatosa. Da segnalare, inoltre, che gli individui HIV+ sono ad altissimo rischio di sviluppare un linfoma non Hodgkin ad elevata aggressività istologica, a causa dello stato di severa immunosoppressione indotto dall'infezione da HIV. Numerosi studi epidemiologici hanno, inoltre, indagato il ruolo di fattori ambientali e/o occupazionali nel possibile sviluppo di linfomi. Sono stati chiamati in causa i pesticidi impiegati in agricoltura (i derivati dell'acido fennossiatecito e gli insetticidi organofosforici) i raggi Uv, i solventi dell'industria chimica, i prodotti dell'industria petrolifera, i coloranti per capelli (in particolare, i coloranti scuri e permanenti), l'infezione da Helicobacter pylori nel caso dei linfomi primitivi dello stomaco. Tuttavia, a tutt'oggi, oltre il 90% dei linfomi non possono essere ricondotti ad un fattore causale definito. E' auspicabile che un rigoroso approccio scientifico multidisciplinare, includente analisi geneticomolecolari, epidemiologiche ed ambientali e virologiche, potrà aiutare a fare luce sugli aspetti eziopatogenetici dei linfomi, e consentire, perciò, di adottare le più efficaci misure di prevenzione.

Dott. Filippo Gherlinzoni

L'ASSISTENZA DOMICILIARE EMATOLOGICA
Il problema dell'assistenza domiciliare sta diventando sempre più attuale quando si discute di sanità. Infatti è ormai chiaro a tutti che l'ospedale non è l'unica risposta possibile per ogni situazione di malattia ma è un luogo dove rimanere il tempo strettamente necessario. Vi sono numerose situazioni in cui è possibile ricevere cure adeguate stando a casa propria. Ciò è importante non solo per l'economia (l'assistenza ospedaliera ha dei costi sempre più elevati), ma anche e soprattutto per la qualità di vita del malato. Il tema della qualità di vita sta anch'esso diventando sempre più attuale in medicina (se ne potrà riparlare in uno dei prossimi numeri), poiche è importante valutare non solo se le nostre cure fanno vivere più a lungo un paziente, ma anche se lo fanno vivere meglio.
Già da anni sono nate in tutta Italia esperienze di assistenza domiciliare, soprattutto in campo oncologico. A Bologna l'esperienza dei colleghi dell'Associazione nazionale tumori ha costituito un punto di riferimento di grande importanza, ottenendo un giusto riconoscimento sia da parte dei medici, che dei pazienti e delle loro famiglie. Tante persone hanno potuto passare l'ultima parte della loro vita a casa propria, con il conforto sia di una adeguata assistenza sanitaria che dell'affetto e delle cure dei familiari. Su queste premesse è nata l'esigenza di iniziare a Bologna una esperienza di assistenza domiciliare rivolta a pazienti con malattie ematologiche. I.:idea è stata dell'Ail nazionale, ed è stata raccolta con entusiasmo da BolognAil. L'assistenza domiciliare ematologica nella nostra città è iniziata nell'aprile 1997, grazie all'aiuto di altre associazioni (es: Lyons di Castenaso) e di privati (la ditta Schering-Plough). Prima di iniziare, sono stati presi opportuni accordi con i medici di medicina generale di Bologna, ed è stata stipulata una apposita convenzione fra BolognAil e l'Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi. Comunque, almeno per il momento, l'onere finanziario dell'iniziativa è totalmente a carico di BolognAil e di coloro che la sostengono. Inizialmente siamo partiti avendo a disposizione un solo medico, specialista in Ematologia, (legato a BolognAil da un contratto liberoprofessionale) dotato di auto e di telefono cellulare. Da qualche mese, in seguito al notevole aumento delle richieste di intervento, si è aggiunto un secondo medico. Questo Servizio è, almeno per il momento, limitato ai pazienti residenti a Bologna o nelle immediate vicinanze. Le persone alle quali è destinata la nostra attività sono pazienti affetti da malattie ematologiche, già seguiti presso l'Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Seràgnoli" di Bologna i quali si trovano nella condizione di non poter accedere all'Ambulatorio Day-Hospital dell'Istituto per poter eseguire i necessari accertamenti (visita medica, esami di laboratorio) e cure (farmaci, trasfusioni di sangue e altri emoderivati). Finora la nostra esperienza è stata assai varia: il nostro assistito è rappresentato o dal paziente molto anziano con una malattia ematologica cronica, che necessita periodicamente di trasfusioni di sangue, o dal giovane sottoposto a trapianto di midollo osseo, che improvvisamente manifesta una complicanza acuta (es: febbre alta) gestibile anche a domicilio, o dal paziente portatore di handicap fisico o psichico, con le conseguenti difficoltà di accesso all'ambulatorio del nostro Istituto, o dal paziente che esegue periodici cicli di chemioterapia in Day-Hospital e che sviluppa una complicanza legata al trattamento o infine anche dal paziente per cui si prospetta principalmente una terapia palliativa. In conclusione si ricorre all'assistenza domiciliare in tutte quelle situazioni in cui il ricovero in ospedale non darebbe nulla di più al malato, in termini di qualità dell'assistenza medica. In queste situazioni il poter ricevere anche a casa propria adeguate cure mediche consente senza ombra di dubbio una migliore qualità di vita, che è l'obiettivo prioritario per cui è stato istituito il nostro Servizio.

Dott.ssa M. Benni - Dott.ssa E. Merla

AMICO MEDICO A DOMICILIO
"Pronto sono la dottoressa...". "Pronto sono Claudia, la figlia di Marco. Le analisi di papà? Quando verrà a trasfonderlo?". Questa conversazione non è una interferenza telefonica ma solo una delle tante chiamate che le dottoresse dell'Ail ricevono quotidianamente. Alcuni si chiederanno: "Cos'è l'Ail". Potrei rispondere che è una Onlus (organizzazione di volontariato senza fini di lucro), ma per me, per tanti è soprattutto il contatto concreto, il filo diretto tra il paziente ematologico e l'ospedale. Come si diventa assistiti dell'Ail? Quando il medico dell'Istituto di Ematologia "Seràgnoli" ha accertato la patologia, se il paziente, per diversi motivi, non può curarsi in Istituto, questo attiva il servizio domiciliare almeno fino a che non ci saranno le condizioni per il rientro in Istituto. Proprio così la mia famiglia ha conosciuto l'Associazione e ogni settimana, da alcuni mesi, mio padre, insieme a tanti come lui, è protagonista di questo incontro tra l'istituzione pubblica e il paziente che ha bisogno di cure speciali, nel nostro caso di trasfusioni. L'Ail attraverso le dottoresse Benni e Merla, ci porta l'ospedale a casa: prima il prelievo, poi la telefonata per la comunicazione del risultato delle analisi, infine l'appuntamento per la trasfusione, se necessaria. Che cosa mi ha colpito di questo servizio? Sicuramente la professionalità e la puntualità delle dottoresse, ma soprattutto la loro presenza e il rapporto umano che riescono a stabilire con il paziente e i suoi familiari. In questo modo l'intervento del medico, così importante e vitale, viene sdrammatizzato e assume una dimensione semplice, quotidiana. In casa mia il mercoledì è il giorno Ail: sento fin dal mattino nel mio papà l'attesa della visita ed anche io l'aspetto: ma, a differenza di tante altre visite, la viviamo senza ansia. Sappiamo infatti di ritrovare nella professionista, una persona amica, che sa unire all'atto medico un gesto di amore, una carezza e un sorriso. L'Ail siamo tutti noi, pazienti e familiari, medici e volontari, amici, simpatizzanti e donatori. Per continuare l'attività, per estenderla, per crescere c'è bisogno dell'aiuto di tutti e di ognuno, di sostegno economico e di disponibilità a collaborare nel volontariato, di personale medico e infermieristico perche le esigenze sono tante. Per tutto questo grazie Ail.

Claudia De Gennaro

BENVENUTI AL "Seràgnoli"

Nell'ottobre del 1998, con l'inaugurazione della nuova ala dell'Istituto "Seràgnoli", si è attivato il "punto di accoglienza di BolognAIL" gestito da noi volontari. Il nostro compito consiste nel cercare di essere di supporto, dando informazioni e servizi, facendo compagnia ai pazienti che si recano o sono ricoverati presso l'Istituto.
Così mi fu chiesto di aiutare un giovane paziente le cui precarie condizioni fisiche non gli permettevano di camminare autonomamente. Al mattino mi recavo alla sua abitazione ed in taxi, con la madre, lo accompagnavo al Day Hospital ematologico; fatta la terapia lo riaccompagnavo a casa. Purtroppo le sue condizioni peggiorarono e dopo pochi giorni fu ricoverato in reparto. Ho continuato a vederlo: andavo tutti i giorni a fargli un po' di compagnia cercando di tenerlo su di morale. Lui era molto forte, aveva capito benissimo la sua grave situazione ma non lo faceva vedere nè ai genitori nè a nessun altro gli stesse vicino. Nonostante le amorevoli cure che gli hanno prestato medici e personale infermieristico purtroppo dopo pochi giorni è deceduto. E' stata per me un'esperienza molto toccante. Sia lui sia i suoi genitori erano persone eccezionali sotto molti aspetti e la sua morte è stata sentita da tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo.

Paolo Paltrinieri

Un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato e partecipato alla VI Edizione del Torneo in memoria di Sara Bernacchi e gli Amici del Club della Musica che ci hanno devoluto l'incasso della rappresentazione di Orfeo ed Euridice. Il nostro costante ringraziamento anche alla Sede BNL di Bologna per gli spazi messi a nostra disposizione in occasione delle manifestazioni nazionali.

A TEATRO CON BolognAIL

BolognAIL e AGEOP-Ricerca, il 19 aprile hanno per la prima volta dato vita ad una collaborazione per la raccolta di fondi grazie alla disponibilità di un'artista di fama internazionale. Il teatro Comunale di Bologna ha fatto da splendida cornice al concerto di Anna Caterina Antonacci e Leone Magiera. L'importante appuntamento ha offerto al pubblico una significativa selezione delle più importanti melodie americane del '900, spaziando da Gershwin a Bernstein.
Grande affluenza di giovane pubblico, il 20 maggio al Teatro delle Celebrazioni in occasione della replica straordinaria dello spettacolo "Giù al Nord" di Antonio Albanese. Il lavoro di Albanese e del Teatro delle Celebrazioni è stato completamente gratuito per consentire all'associazione di destinare l'intero ricavato della serata all'assistenza domiciliare ai malati onco-ematologici. Grazie all'intervento del prof. Tura tanti giovani spettatori hanno avuto l'opportunità, forse per la prima volta, di conoscere BolognAIL e le sue finalità.

UNA SORPRESA PER LA VITA

Grazie a tutti i volontari che con impegno ed entusiasmo hanno collaborato anche quest'anno all'organizzazione ed alla realizzazione della campagna di offerta delle uova nelle piazze. Grande è stata l'affluenza di persone presso i nostri tavoli, grande è stata la loro generosità. E, come abbiamo dovuto scrivere in piazza Galvani, terminate le Uova prima del previsto: "La più grande sorpresa per noi è stata la vostra generosità". Vi aspettiamo tutti, ancora più numerosi la prossima Pasqua, ma prima ancora, prima di Natale in occasione delle Stelle per la vita.