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Cristina

La macchina del Volontariato
Vorrei parlare di una persona che ho conosciuto facendo volontariato a Casa AIL. Non è semplice perché ci sono mille cose da dire e ho paura di non descrivere completamente cosa sta dando a tutti noi questa ragazza.
Arrivata in Italia dall’Eritrea per curarsi, 23 anni, non sapeva una parola di italiano, tanto meno della nostra cultura. Solo questo basterebbe a stendere una persona che sta bene... e invece lei no.
Ti guarda con i suoi occhioni scuri, ascolta...e poi esplode in una risata... ecco la descrivo proprio così.
Dal suo arrivo con la mamma (che è poi rientrata nel suo paese), ho visto i mille progressi di Fana.
Mi rende orgogliosa fare parte della “macchina di volontariato” che è l’AIL in queste circostanze.
I volontari si sono lanciati in mille iniziative per poterla aiutare, distrarre e farla sentire a casa.
Ogni sera che la ritrovo a Casa AIL è impegnata in qualche attività: sta seguendo una lezione di italiano (ho scoperto persone che non avrei mai immaginato
insegnassero), creando collanine con delle perle, assaggiando nuove ricette che altri ospiti le preparano, raccontando il nuovo film che ha visto in tv, mostrando foto di posti in cui alcune volontarie l’hanno portata ...
Insomma una nuova persona.
La malattia c’è e i problemi pure , ma sembra un’altra!
Più sicura, determinata... giustamente spaventata, ma chi non lo sarebbe nelle sue condizioni?
E lei cosa ci ha insegnato?
Un nuovo mondo! Io non sapevo nemmeno che lingua si parlasse in Eritrea, le usanze, il clima, ma a parte questo molto di più.
Ha insegnato a tutti noi a tirare fuori la solidarietà e a condividere con lei una piccola parte della nostra vita.
Personalmente quando entro a casa AIL e vedo i suoi occhi sorridere nel vedermi, venire ad abbracciarmi, cercare un contatto (siamo entrambe estremamente schive), mi inonda di una carica tale che vorrei fare conoscere a tutti la storia di questa piccola grande donna che ogni giorno lotta con la malattia, che è riuscita a imparare l’italiano, a vivere in una realtà completamente diversa dalla sua, a combattere il dolore avendo sempre negli occhi un sorriso che illumina le vite di chi la circonda.