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Lucia

Diventare volontario? Con la vita complicata che già conduco? Ci manca solo questa.

Dove ti giri ti imbatti in qualche buona causa. Malattie da curare, medici sul fronte da sostenere, animali da proteggere, foreste da salvare, bambini guerrieri da difendere.

A pensarci seriamente le brutture sono tali e tante da togliere il fiato. Con tutto quello che abbiamo da fare tra il lavoro, la famiglia, la casa i parenti gli amici il circolo lo sport la dieta, ci manca solo il volontariato. E poi che differenza vuoi che faccia, per quel poco che possiamo aiutare?

 

Abbracciare tutte le cause non è possibile, aiutare tutti non si può. Il senso di smarrimento davanti tutto quello che c’è da migliorare può farci venire la voglia di girarci dall’altra parte e pensare che in fondo sia inutile. E poi è vero, abbiamo tutti vite già abbastanza complicate.

 

Per questo è utile pensare che basta poco, veramente poco. La proverbiale goccia. Un banchetto che vende le Uova di Pasqua. Non sarà certo il mio banchetto a portare milioni di euro alla ricerca contro la leucemia. Ma il mio banchetto più quello del mio vicino più quello un po’ più in là fanno una bella fila di banchetti. E una bella fila di banchetti porta fondi per borse di studio necessarie alla ricerca. Termine che può sembrare vago, ma alla fine quella tizia nel laboratorio che maneggia provette misteriose si traduce in un bambino in carne ed ossa che torna a casa dalla sua famiglia e dai suoi amici, salvo.

 

Basta poco. Una parola a chi ha persone care in ospedale, una stella di Natale spacciata ai colleghi (che risolve in un colpo solo anche il regalo per la suocera), una mattina dedicata al servizio di navetta.

Possiamo poco, ma siamo tanti. Una forza silenziosa, poco appariscente, che alla fine però scava sul serio la roccia.