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Il commento di Stefano Zamagni

Futuro, letteralmente, è “ciò che sarà”, il tempo che segue il presente.

Perché oggi si va parlando con insistenza crescente, in riferimento all’ambito medico-sanitario, di cura - l’epimeleia greca - del futuro? Una risposta pertinente ci viene dalla frase che campeggia sul portale del più antico ospedale di Parigi, l’Hotel Dieu. “Se sei malato vieni, ti guarirò; se non potrò guarirti, ti curerò; se non potrò curarti ti consolerò”.

Se guarire e curare dicono del proprium dell’Ars medica, il consolare è la cifra di soggetti straordinari come AIL Bologna che da tempo vanno dedicando le loro energie materiali e spirituali per accelerare la transizione dalla medicina “cartesiana”, che “vede” la malattia ma non l’ammalato, alla medicina umanistica.

Ricordo che il termine salute è reso, in latino, con due diverse parole: valetudo (il benessere fisico) e salus (la salvezza del corpo e dell’anima). Ebbene, il Bilancio Sociale 2024 di AIL Bologna, che ora viene portato all’attenzione e al giudizio del lettore, ci dà ampia e convincente conferma della veridicità di quanto sopra.

Il futuro della sanità non potrà soddisfare il nostro insopprimibile bisogno di una vita degna di essere vissuta se non si riuscirà a comprendere che nella malattia non c’è solo la patologia, ma anche l’offesa della integrità del corpo e la riduzione dello spazio di libertà che connota la condizione umana.

È per ciò che la medicina comprende sia il momento della terapia, del dare una cura, sia del momento del prendersi cura che dice della presa in carico della persona. Gli interventi terapeutici sono sempre di natura relazionale e dunque non si soddisfano i bisogni dell’ammalato in modo anonimo, prescindendo dalla sua storia e dalla trama di relazioni che lo legano alla comunità di riferimento.

È in questa luce che va letta la dichiarazione recente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Nothing for us, withoutus”. (“Nulla per noi, senza di noi”).

Ogni grande crisi è un disvelamento – ha scritto il filosofo Martin Heidegger. La crisi sanitaria ne è puntuale conferma, purtroppo.

Una antica tecnica impiegata in edilizia ci è di aiuto per afferrarne la portata. Una volta arrivati al tetto della casa, i muratori lo allagavano e, seguendo la traccia dell’acqua che penetrava in casa, riuscivano a scoprire le crepe non individuabili a occhio nudo. Il Bilancio Sociale di AIL Bologna è come una prova di allagamento, portando alla luce, in modo documentato, una specifica crepa del nostro sistema sanitario.

Si tratta di questo. Sappiamo, ormai da tempo, quanto rilevante sia, al fine di dare ali robuste al nostro sistema sanitario, il rilancio della prevenzione basata sulla rimozione dei rischi. Quel che ancora si fa fatica a comprendere è che la prevenzione prevede due momenti: la preparazione (preparedness) e la prontezza (readiness). Ora, mentre le misure per assicurare la prima rientrano nel quadro delle competenze di chi ha responsabilità di government, cioè di governo, la prontezza dipende, oltre che dal livello di health literacy della popolazione, dalla presenza sul territorio di una fitta rete di corpi intermedi della società (quelli di cui parla l’art.2 della nostra Carta Costituzionale), primi fra tutti gli Enti del Terzo Settore, come è appunto AIL Bologna.

Il Novecento ha cancellato la terziarietà nella sua furia costruttivista. Tutto doveva essere ricondotto o al mercato capitalistico o allo Stato o tutt’al più ad un mix di queste due istituzioni basilari a seconda delle simpatie ideologico-politiche privilegiate.

È oggi acquisita la consapevolezza secondo la quale il paradigma bipolare “stato-mercato” abbia ormai terminato il suo corso storico e che ci si stia avviando verso un modello di ordine sociale tripolare: pubblico, privato, civile. La modernità si è retta su due pilastri: il principio di eguaglianza, garantito e legittimato dallo Stato; il principio di libertà, reso possibile dal mercato.

La post-modernità ha fatto emergere l’esigenza di un terzo pilastro: la reciprocità, che traduce in pratica il principio di fraternità. Ecco perché questo Bilancio va salutato con simpatia e ne va favorita la diffusione, affinché altri studiosi e operatori, ripercorrendone le tracce, aggiungano nuovi anelli ad una catena che, col tempo, non potrà che allungarsi e rafforzarsi.

Ha scritto Aristotele: “La virtù è più contagiosa del vizio, a condizione che venga fatta conoscere”.

Occorre dunque “bene-dire” chi, per libera scelta, ha deciso di dare volto al principio del dono come gratuità, nutrendo così la speranza in un futuro più adeguato alla condizione umana.

Ancora grazie, amici di AIL Bologna, per la vostra generosa testimonianza di vita. Ad maiora!

Professor Stefano Zamagni

Economista e Accademico

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